Stifled, recensione videogame per PlayStation VR
Stifled è un particolare indie game che basa il suo gameplay sul suono, attraverso l’utilizzo del microfono integrato nel visore di realtà virtuale Sony
Stifled è un videogioco che nasce da un progetto di alcuni studenti di Singapore, talmente interessante da attirare l’interesse di Sony, che ne ha promosso lo sviluppo e la successiva pubblicazione su PS4 e PS VR. Le idee del team Gattai Games si sono sposate con il visore di realtà virtuale, grazie all’originale utilizzo del microfono integrato in esso. Alla base del gameplay c’è infatti la componente sonora, con i nostri rumori e la nostra voce che mostrano, per alcuni secondi, lo scenario di gioco, o meglio, le linee che compongono le ambientazioni del titolo.
La trama di Stifled è solamente tratteggiata nei suo canoni particolari e spesso criptici, così come le atmosfere di gioco e lo stile grafico adottato. Vi è un padre che non riesce ad avere figli dalla sua compagna, e che vaga nelle camere della sua casa e all’interno di un orfanotrofio. Le fasi da walking simulator, dove si cammina all’interno degli scenari, rivelano una storia sofferta e difficile, fatta di ambienti oscuri e che tratteggiano uno strano incidente d’auto, una sequenza di avvenimenti che lascia al giocatore una libera, e non sempre convincente, interpretazione.
Il gameplay di Stifled utilizza un binomio molto originale, sfruttando il microfono integrato in PS VR: la nostra voce svela lo scenario di gioco che, altrimenti, sarebbe impossibile da vedere. Le fasi iniziali servono a prendere confidenza con i comandi vocali: parlare a bassa voce permette di mostrare solamente una piccolissima porzione di mappa vicino a noi, mentre urlare regala una panoramica maggiore, mostrandoci per diversi secondi dove ci troviamo. Il sistema alla base del gameplay si unisce alle sue meccaniche da stealth game, dove evitare i nemici e lo scontro diretto è l’obiettivo da perseguire. I nostri rumori reali, quindi, possono allertare le inquietanti figure che popolano il mondo di gioco, costringendoci così a dosare sapientemente il nostro volume di voce, in un equilibrio tra vedere e non esser visti.
La grafica di Stifled delinea un mondo cupo e angosciante, fatto di sfondi neri e delicate linee di matite, a tratteggiare scenari e ambientazioni. La scelta cromatica del bianco e nero si unisce ad un mondo lineare e semplice nei connotati, che non regala particolari trovate a livello visivo, risultando alquanto anonimo e piatto sulla lunga distanza. La novità, invece, dovuta al graduale discernimento della mappa grazie alla nostra voce, mantiene una carica di originalità e interesse, per una dinamica che rimane sicuramente interessante, una visione minimalista tra suono e spazio.
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