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L'uguaglianza tra donna e uomo: Lidia Poët, prima avvocatessa d'Italia

Lidia Poët è stata la prima donna avvocatessa in Italia

L'uguaglianza tra donna e uomo: Lidia Poët, prima avvocatessa d'Italia

Lidia Poët nasce a Perrero di Torino il 26 agosto del 1855. Trascorre l'infanzia a Traverse di Perrero, poi si trasferisce a Pinerolo dal fratello maggiore Giovanni Enrico Poët per studiare come insegnante. Decide di apprendere il tedesco e l'inglese in Svizzera e torna dal fratello a Pinerolo, che nel frattempo è un avvocato che esercita la professione. Quindi, Lidia Poët si iscrive alla facoltà di giurisprudenza all'Università di Torino. La laurea in legge, conseguita a pieni voti, arriva nel 1881 con una tesi sul diritto di voto alle donne, è seguita dal brillante praticantato nel rinomato studio legale del senatore Cesare Bertea a Pinerolo e dall'iscrizione all'albo dei procuratori legali dell'Ordine torinese degli avvocati il 9 agosto 1883. Passeranno tre decenni, prima che questa donna straordinaria possa ottenere il riconoscimento di avvocato. E lei è la prima avvocatessa in Italia, nonostante le difficoltà e lo scandalo suscitato all'epoca, di cui parleremo più avanti. Lidia Poët non si è mai arresa. Certo, ha una famiglia benestante alle spalle - rampolla di una famiglia di proprietari terrieri, perde il padre quando ha 17 anni - che non ostacola le sue decisioni. Tuttavia, si distingue: talmente brillante, determinata, coraggiosa.


Durante la Prima guerra mondiale, è in prima linea come infermiera della Croce Rossa Italiana. Per tutta la vita collaborerà nello studio del fratello, affrontando viaggi professionali, esercitando la professione, seppure indirettamente, in difesa delle categorie più deboli: le donne, i minori, gli emarginati. Non si è mai sposata e non ha avuto figli.

Lidia Poët muore a Diano Marina, all'età di 94 anni, il 25 febbraio 1949.

La parità dei diritti tra uomo e donna: il diritto di voto

Se consideriamo che il diritto di voto per le donne è stato istituito nel 1945, possiamo ben immaginare come venne vista dall’opinione pubblica l’iscrizione nell’albo forense di una donna sul finire dell’Ottocento italiano. In quegli anni non c’era una legge che impediva alle donne di iscriversi all’albo, ma quel gesto venne considerato talmente irriverente da essere impugnato dal Procuratore del Re e la Corte di Cassazione di Torino - all’epoca la Suprema Corte di Cassazione non era unica - con sentenza del 18 aprile 1884 che annuncia testualmente “La donna non può esercitare l’avvocatura”. Sebbene lo Statuto Albertino ammettesse l’uguaglianza dei sudditi dinanzi alla legge, quella della donna era stata definita, dagli allora giudici, una ineguaglianza naturale che non rientrava nei principi della allora costituzione del Regno di d’Italia. Una decisione che rimandò l’accesso alla professione delle donne per più di trent’anni, mentre Lidia Poët si impegnava nella lotta per vedere riconosciuto il diritto di voto delle donne. Quando finalmente venne riconosciuto il diritto di accesso alle professioni delle donne era ormai il 1919 e Lidia Poët
aveva 64 anni, ma divenne ugualmente la prima avvocatessa d’Italia.

Lidia Poët e i motivi dell'esclusione dall'Ordine degli Avvocati: la Prima Guerra Mondiale

Prima di raggiungere tale obiettivo, lavorò come detto nello studio del fratello. Il clangore mediatico della sua tenacia portò venticinque giornali italiani a sostenere le sue posizioni, mentre solo tre furono contrari. Ricevette l’appoggio della statunitense Clara Shortridge Foltz, prima donna avvocato della West Coast e la pioniera dell'idea del difensore pubblico: la Foltz divenne avvocato nel 1878.
Un insegnante dell'Università di Padova intervistò il ministro newyorchese – e residente a Roma - William Waldorf Astor, il quale confermava che "l'opinione pubblica americana non era favorevole all'esercizio delle professioni da parte delle donne, in quanto le donne medici, avvocati, ecc., praticando in America, non appartengono né all'aristocrazia del denaro, né a quella dell'intelletto”. Eppure, Lidia Poët come vicepresidente della sezione di diritto era stata anche invitata a Parigi dal Governo francese, il quale l'aveva nominata  Officier d'Académie con la palma d’argento: l’onorificenza è concessa a insegnanti, accademici e personalità che si sono distinte per il loro "servizio eminente".


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