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Recensione del film di Gabriele Muccino 'A casa tutti bene'

“A casa tutti bene” è il film corale di Gabriele Muccino

Recensione del film di Gabriele Muccino 'A casa tutti bene'

La trama intrecciata del film "A casa tutti bene"

A casa tutti bene è il film di Gabriele Muccino nelle sale.

Come nella storia del cinema del regista romano, la capacità di sfiorare le proprie  sofferenze è una condizione imprescindibile dei suoi personaggi.  Qui troviamo Alba (Stefania Sandrelli) e Pietro (Ivano Marescotti) che per le nozze d’oro decidono di convogliare i membri della loro famiglia sull’isola in cui risiedono. Hanno un ristorante, gestito ora dai figli Sara (Sabrina Impacciatore) e Carlo (Pierfrancesco Favino), i quali hanno una presunta vita normale. Lei infatti crede che il marito Diego (Giampaolo Morelli) non la tradisca più; lui che la nuova moglie Ginevra (Carolina Crescentini) possa abituarsi alla presenza dell’ex moglie elettra (Valeria Solarino), inviata alla festa per la serenità della figlia adolescente.


Il passato, una componente fondamentale nei film d Muccino - da “L'ultimo bacio” (2001) a “Padri e figlie” (2015) - emerge come la causa principale dei problemi attuali, senza che i personaggi possano vivere sperando nel futuro, ma solo ancorati a delle scelte precedenti che non gli lasciano tregua.

Il ruolo di Stefano Accorsi

L’unico anarchico che in “A casa tutti bene” rappresenta la fuga verso l’ignoto è Paolo (Stefano Accorsi), scrittore perennemente in viaggio, che su quest’isola scopre proprio l’amore verso una donna Isabella (Elena Pucci) conosciuta fin dall’adolescenza. Di nuovo torna l’esperienza precedente che modifica il presente, come se solo con un’ambiente familiare sia possibile tessere dei rapporti.

Gli stessi connubi tra padre e figlio che il regista aveva raccontato nel potente “La ricerca della felicità” (2006), dove un padre senza possibilità di riscatto annaspa per assicurare una dignità al figlio, dormendo con lui in luoghi di ricovero per senzatetto e bagni della stazione, facendogli credere che la realtà si possa immaginare diversa.


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