The Tomorrow Children, recensione videogame per PS4: i bambini del domani
The Tomorrow Children ci trasporta in un dopoguerra alternativo, fatto di simboli e immaginario sovietico in un mondo da ricostruire
The Tomorrow Children è un videogioco indipendente prodotto da Q-Games, autori di PixelJunk e Star Fox Commando. La software house di Kyoto, strettamente legata a Nintendo e Sony, ha realizzato per quest’ultima un prodotto tanto interessante quanto bizzarro, una particolare visione del mondo sovietico e comunista del dopoguerra. Il particolare stile visivo si unisce a quello del background narrativo, per un titolo che si avvicina al genere survival, nel tentativo di ricostruire un mondo ormai in rovina.
La trama di The Tomorrow Children parte da un esperimento russo che ha spazzato via l’intera civiltà, rendendo la Terra un desolato e vuoto deserto, il Void. Il mondo sovietico degli anni Sessanta viene così ribaltato e portato in una realtà alternativa, con un territorio mutevole e da rifondare. La ricostruzione partirà dal lavoro comune e minorile, scontrandosi con l’ostilità di creature che popolano il mondo di gioco, gli Izverg, termine russo ad indicare ‘mostro’. La sopravvivenza del genere umano passa e si dipinge di bambine dal volto triste, costrette a lavorare in inquietanti catene di montaggio, dove ogni corpo è uguale all’altro, tranne che nel vestiario.
Il gameplay di The Tomorrow Children ricorda i survival indipendenti usciti negli ultimi anni, dove raccogliere risorse per costruire oggetti sempre più utili e potenti. La struttura di base viene arricchita da svariate attività, come la difesa dei centri cittadini, divisi per grandezza ed efficienza, la gestione delle risorse comuni e la produzione di energia elettrica. Ogni azione ludica viene premiata con denaro da spendere nel mercato nero, o in acquisti di vestiti e case, sino al ritrovamento di particolari matrioske, capaci di trasformare gli abitanti e farli tornare alla forma umana, per popolare e difendere la civiltà.
La grafica di The Tomorrow Children trasuda immaginario comunista e sovietico sia nell’aspetto visivo che nel sonoro, fatto di frasi e parole che ricordano espressioni russe. La direzione artistica si tinge di colori e tonalità tristi, sintetizzate nei visi dei piccoli lavoratori, attraverso un mondo sgranato e asettico, un piccolo dipinto decadente di civiltà del dopoguerra. Le uniche note di colore, paradossalmente, sono rappresentare dai nemici, gli Izberg, e dalle proiezioni del nostro incoscio, che dipingono scenari fatti di architetture visionarie, tra rosse scale intrecciate che si alzano sino al cielo e sculture di maiali blu. Il distacco tra la fredda realtà e colorate visioni nasce dai desideri, sogni e speranze collettive, una dicotomia tra il grigio vissuto e la tensione verso un futuro migliore.
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