Festival di Venezia 2017, recensione del film 'The Leisure Seeker'
"The Leisure Seeker" è il film di Paolo Virzì presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia
Paolo Virzì con “The Leisure Seeker” sceglie una storia tratta da un romanzo, la prima della sua carriera. Il libro da cui è tratto è “Il viaggio contromano” di Michael Zadoorian, scritto da , ed in questa maniera il regista può concentrarsi sulla regia e sui gesti degli attori, un Donald Sutherland e Helen Mirrer sempre presenti e di una sintonia rara.
Partendo da un romanzo si nota subito che la cura dei dettagli è più naturale che in altri film come “La pazza gioia”, dove la follia delle due donne che fuggivano da un ospedale psichiatrico spesso era aneddotico.
Qui invece le vicende della anziana coppia in evasione verso una vacanza inattesa s’intrecciano con il loro passato: Ella e John hanno vissuto in simbiosi fino alla malattia mentale di lui, una forma di demenza che gli fa dimenticare i ricordi. “Io ricordo di ricordare” dice John non riconoscendo la moglie, o scambiandola per un’estranea. Poi tutto torna nella normalità, mentre i due viaggiano sul camper che li conduce verso la casa di Ernst Hemingway, l’autore preferito da John che lavorava come insegnante.
Ma questa fuga non è apprezzata dai figli, Will (Christian McKay) e Jane (Janel Moloney) preoccupati delle loro condizioni di salute. Ella spesso chiama a casa, rassicura che il viaggio procede spedito, anche se in realtà John spesso scompare dal camper, oppure i due vengono assaliti da due ladri. L’affetto dei figli verso Ella e John è quasi patologico nel film, come se una generazione abbia più bisogno dei propri genitori di quanto questi dei figli. Infatti Ella e John non si preoccupano di cosa accadrà ai loro eredi, voglio essere lasciati soli in un tragitto che è anche purificatore. È il finale racconta proprio di questa possibilità di liberare dai legacci coloro che ci sono vicini: è meglio vivere nelle costrizioni ed imporle ad altri, oppure essere anarchici?
Se l’omonimo romanzo di Michael Zadoorian racconta un viaggio attraverso il West, dalla famosa Route 66 a Disneyland, Virzì ha spostato l’attenzione su luoghi più quotidiani, con la composta fotografia di Luca Bigazzi (che ha lavorato a “La Grande Bellezza”) e la scenografia distintiva di Richard Wright, che tra pontili in legname e camper retrò fa spaziare il film dal realismo all’avventura, al romanzo familiare.
Il film echeggia una tematica simile a quella di “Our Souls at night” con Robert Redford e Jane Fonda, in cui due anziani cercano di avvicinarsi subendo il giudizio dei figli. Ma nel film di Ritesh Batra (anch’esso tratto da un romanzo) i due protagonisti si sacrificano per la loro famiglia, in questo di Virzì i protagonisti optano per un sacrificio estremo.
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