Thimbleweed Park, recensione videogame per PS4 e Xbox One
Thimbleweed Park è l'omaggio alle vecchie avventure grafiche Lucas Arts, come Monkey Island, un piccolo gioiello in pixel art
Thimbleweed Park è un’avventura grafica che strizza fortemente l’occhio ai videogiochi degli anni ’90, realizzato in pixel-art e con la classica struttura dei punta e clicca del passato. Gli ideatori del gioco, non a caso, sono Ron Gilbert e Gary Winnick, famosi per aver dato i natali a due serie iconiche quali Maniac Mansion e, soprattuto, all’immortale Monkey Island. Thimbleweed Park non è solo un enorme omaggio ad un’era ormai quasi estinta del PC gaming, ma un appassionato racconto che intreccia trama, ambientazioni, personaggi e situazioni costruite in maniera impeccabile. Il lavoro dei ragazzi di Terrible Toybox basa il suo successo, quindi, non solo sui ricordi d’infanzia ma lo fa riproponendo meccaniche e soluzioni fresche ed originali, candidandosi senza alcuna remora come l’avventura grafica più bella e riuscita del 2017.
La trama di Thimbleweed Park inizia e assume dei connotati simili a quella della serie tv di Twin Peaks, con il ritrovamento di un corpo sotto un ponte, nella piccola e tranquilla, sinora, cittadina di appena 81 abitanti, ora ridotta a cifra tonda. L’omicidio, avvenuto nella periferia della città statunitense, richiede l’ausilio dell’FBI, rappresentato dall’agente Angela Rey e da Antonio Reyes, una coppia che rimanda nuovamente ad un’altra serie tv americana, quella di X-Files. L’originalità del plot narrativo è tuttavia rappresentata dalla bizzarra ed eccentrica popolazione locale, con situazioni, apparentemente separate, che si collegano ed uniscono con il proseguire dell’avventura.
Il gameplay di Thimbleweed Park muove proprio da questo intrecciarsi di storie e linee narrative, con cinque personaggi controllabili nei diversi momenti, scelti dagli sviluppatori e quindi non liberamente intercambiali. La stesa trama si dipana attraverso gli occhi dei vari protagonisti, partendo proprio nei panni del malcapitato assassinato, sino a scivolare nelle vicende degli agenti dell’FBI, gli unici che possono essere controllati a nostro piacimento. Le meccaniche alla base di Thimbleweed Park sono quelle delle avventure grafiche degli anni ’90, con un’interazione ambientale da punta e clicca. Questo si può riassumere nell’esplorazione dell’ambiente, dove raccogliere ed esaminare i vari oggetti, interagire con gli enigmi e i personaggi, scegliendo linee di dialogo differenti. Il ritmo è quindi lento e ragionato, con enigmi complessi ed impegnativi, se affrontati alla difficoltà più alta. Viceversa, per i giocatori meno esperti, è possibile attivare una modalità facile, con aiuti che semplificano la progressione all’interno del livello. I suggerimenti, in maniera del tutto naturale ed intelligente, sono contestualizzati nel gioco, con indicazioni che spesso provengono dai pensieri ad alta voce del personaggio controllato.
La grafica di Thimbleweed Park è un nostalgico ricordo degli anni ’90, con uno stile in pixel-art che ci spedisce direttamente indietro nel tempo, con disegni cubettosi ma non per questo inepressivi, grazie ad una direzione artistica che caratterizza in maniera perfetta personaggi principali e secondari. La scelta dell’inventario in basso sullo schermo, con scritte e oggetti in primo piano, ricorda da vicino le avventure grafiche passate, con un’interfaccia praticamente identica ai vecchi capitoli di Monkey Island. Il doppiaggio è totalmente in lingua inglese, ma, fortunatamente, l’intera avventura può essere apprezzata grazie ai sottotitoli in italiano.
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