Speciale Milano Fashion Week

Venezia 80: recensione film La Bête

La Bête è il film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia

Venezia 80: recensione film La Bête

La storia de La Bête - presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia - è ambientata in un futuro prossimo, quando le emozioni sono considerate una minaccia. Gabrielle (Léa Seydoux) deve purificare il suo DNA in una macchina che la immerge nelle sue vite passate: quest’assunto poteva essere interessante, ma andava sviluppato fin dall’inizio, non puntando su continui spostamenti temporali da un ballo del 1910 ai giorni nostri, all’anno 2044. In tale maniera, il regista Bertrand Bonello – già alla direzione di Zombi Child e Coma – fa confondere lo spettatore, e rende la protagonista Gabrielle un automa simile all’intelligenza artificiale che lei vorrebbe denigrare.


Léa Seydoux e l’impasse del film La Bête

Gabrielle deve liberarsi da tutti i sentimenti forti, ma è gettata - insieme al co-protagonista George MacKay - da una micro-narrazione a un’altra, senza che ci sia connessione apparente. Se tale legame tra i vari archi temporali esisteva, è rimasto in nuce nella mente del regista, che poi ha costretto Seydoux a sfumare le emozioni dal terrore alla meraviglia, dalla paura del presente un’eleganza vintage – quella appunto del primo ‘900. È l’attrice a dover superare le impasse del film, sorreggendo le dinamiche in maniera strenua, recitando davanti a un green screen, tuffandosi in un corridoio allagato. Oppure mentre vive a Los Angeles come modella. 



Potrebbe Interessarti