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Recensione Moana-Oceania: la versione con attori ripercorre il successo del film

I Walt Disney Animation Studios hanno animato Moana con un superfluo riflesso pallido in live-action.

Recensione Moana-Oceania: la versione con attori ripercorre il successo del film

L'eredità del film d'animazione Disney e la trappola del remake

Il film d'animazione Oceania (titolo originale Moana) del 2016 ha segnato un punto di svolta per i Walt Disney Animation Studios, superando le aspettative al botteghino e conquistando un Oscar, un Golden Globe e un Grammy. Un successo trasversale che ha spianato la strada a un sequel, ma che ha anche ingolosito Hollywood, sempre più incline a "mungere" le proprie proprietà intellettuali di successo fino all'ultima goccia. In un'industria che preferisce giocare sul sicuro, anche le produzioni più amate rischiano di essere svuotate del loro significato originale. È questo il caso del nuovo adattamento live-action. Catherine Lagaʻaia debutta sul grande schermo dando vita a un'adolescente Moana che si imbarca in una missione oceanica alla ricerca del semidio Maui — interpretato nuovamente da Dwayne Johnson — nel tentativo di riportare equilibrio e abbondanza sulla sua isola.


Dwayne Johnson e Catherine Lagaʻaia: la dinamica dei protagonisti

Nonostante la regia del premio Tony Thomas Kail e la collaborazione di Lin-Manuel Miranda, il film fatica a giustificare la propria esistenza, apparendo come un tentativo poco convinto di raccogliere l'eredità dell'originale. Le nuove interpretazioni dei brani musicali, ormai iconici, fungono purtroppo da semplici riempitivi per le nuove composizioni. Nel complesso, l'operazione appare superflua, se non addirittura disperata. Tuttavia, i due protagonisti riescono a creare una chimica interessante, conferendo al film l'energia di una classica commedia "buddy-cop" che, in alcuni frangenti, riesce a intrattenere.


Trama e temi: il conflitto tra Motunui e le aspettative

La popolazione dell'isola di Motunui si trova in una situazione critica: le risorse ittiche sono esaurite e il rischio di superare la barriera corallina è troppo alto, come ribadisce fermamente il padre di Moana, il capo villaggio Tui (John Tui). La sua fiducia nelle capacità di leadership della figlia è costantemente messa alla prova dal profondo legame che Moana intrattiene con l'oceano. Con le spalle al muro, alla comunità non resta che tentare il tutto per tutto. Il film esplora temi universali come la fiducia in se stessi, l'identità e il senso di comunità. In questo contesto, il rapporto tra Moana e nonna Tala (Rena Owen) illumina il racconto, portando sullo schermo un dinamico e affettuoso legame intergenerazionale.


Analisi tecnica: la CGI e i limiti della fotografia

Trattandosi di un musical, non sorprende che la narrazione lasci spazio al canto sin dalle prime battute. Tuttavia, le armonie vocali non bastano a distrarre lo spettatore dalla ingombrante presenza di paesaggi in CGI che appiattiscono la profondità visiva. Se il pubblico più giovane potrebbe non farci caso, il difetto è evidente. Sebbene il messaggio ecologista sul rispetto della natura sia lodevole, l'estetica generale manca di calore, risultando fredda rispetto all'azione dei personaggi. Nota di merito per Dwayne Johnson: al netto di una parrucca decisamente discutibile, l'attore riesce a calibrare perfettamente l'umorismo di Maui, bilanciando con efficacia l'ambizione vivace e sognatrice della giovane Moana.

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