Ritorno alla vita, senso di colpa e riscatto secondo Wim Wenders
Ritorno alla vita, Wim Wenders racconta una vicenda tragica dai risvolti etici, riunendo per l'occasione un cast d'eccezione composto da James Franco, Charlotte Gainsbourg e Rachel McAdams.
Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) film diretto da Wim Wenders, scritto da Bjørn Olaf Johannessen e prodotto da Gian-Piero Ringel.
Ritorno alla vita trama. Tomas (James Franco) è uno scrittore in piena crisi creativa, fidanzato con Sara (Rachel McAdams), che però poco riesce a comprendere dei suoi meccanismi interiori. Tutto cambia quando un giorno d’inverno, mentre guida la propria automobile verso casa, una slitta con due bambini gli attraversa la strada, senza che ci sia possibilità di evitarla. Quando scopre di aver ucciso uno dei due, la vita di Tomas cambia completamente, sia sul piano professionale che su quello relazionale. La sua esistenza rimane però legata a quella di Christopher, il bambino salvatosi, e a quella della madre Kate (Charlotte Gainsbourg).
Ritorno alla vita recensione. Scorrendo velocemente la trama dell’ultima fatica di Wim Wenders si può pensare che il senso di colpa sia l’argomento principale trattato. In effetti la verità non è molto distante, ma quel che il regista tedesco vuole affrontare non è tanto in relazione agli eventi tragici narrati, quanto ad una questione etica che sorge secondariamente: è corretto attingere dal proprio vissuto e da quello delle persone che ci stanno vicine per un’attività creativa, sfruttane dolore e sofferenza? Questo è ciò che accade al protagonista Tomas, scrittore con poca inventiva che dal giorno della disgrazia acquisisce uno stimolo creativo potentissimo. Un dilemma morale che si articola supportato dal genio tecnico di Wenders, che per questa pellicola ha optato anche per l’utilizzo del 3D, spinto non certo dalla necessità di realizzare chissà quali effetti visivi da blockbuster, quanto piuttosto in supporto di un drama dallo stile dolce e raffinato.
Ritorno alla vita Wim Wenders. Il regista, che ha diretto pellicole del calibro de Il cielo sopra Berlino e Lo stato delle cose, ha dichiarato di esser stato scelto dal film, non il contrario. Infatti il giovane sceneggiatore norvegese Bjørn Olaf Johannessen gli ha mandato il copione per posta, e lui si è subito innamorato della storia. Quest’ultima pellicola segna il suo ritorno al lungometraggio di finzione a sette anni dall’uscita di Palermo Shooting; nel mezzo si era dedicato ad alcuni cortometraggi e a due documentari divenuti già cult, Pina e Il sale della terra.
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