Recensione film Happy Winter, applaudito a Venezia
In sala dal 14 al 16 maggio.
Happy Winter è la docu-fiction di Giovanni Totaro: un'applaudita opera prima, presentata fuori concorso a Venezia.
Estate
2016 a Mondello. Dal fondale marino, scandagliato da un sub in cerca
di preziosi, alla nostalgica inquadratura-cartolina che atterra sulla spiaggia: entriamo nel vivo della storia,
seguendo un abusivo venditore ambulante di bibite.
I villeggianti
stanno spaparanzati al sole, tra le chiacchiere e la
sistemazione abitativa delle cabine di legno.
Tra loro, c'è
anche un candidato sindaco, impegnato a fare campagna elettorale.
Si
gioca a carte, si tifa la nazionale agli Europei, ci si prepara al
karaoke di ferragosto.
Schede
Le preoccupazioni sono di una generazione né giovane, ma nemmeno vecchia. E ruotano intorno alla mancanza di lavoro. C'è chi, qualche risparmio da parte, sogna di trasferirsi. La corruzione politica, e la crisi derivante, ha già dimostrato di non guardare in faccia a nessuno. Ma come si fa a trasferirsi all'estero quando si ha un'età matura?
I nodi della politica sono gli stessi di oggi. Un sistema basato sugli scambi di favore. E Happy Winter potrebbe essere stato girato in questo preciso momento.
La colonna sonora ha un ruolo portante: dalle hit degli Anni Sessanta, gli anni del boom economico, ai successi degli Anni Ottanta (Tropicana del Gruppo Italiano), quando arriva una seconda ondata di ottimismo e “vacche grasse”, opportunamente spartite.
Chi ha visto Parenti Serpenti di Mario Monicelli, troverà il sequel di quel magnifico ritratto popolare, contradditorio e persino perverso, il cui destino è affidato al burattinaio di turno.
Altro punto di forza sta nella fotografia, anche quando racconta i magnifici paesaggi locali, capaci di accendere il rammarico per un Paese incredibilmente allo sbando. Nonostante le risorse a disposizione, invidiate da tutto il mondo.
I giovani restano in disparte. Il loro futuro è un'incognita (al pari di quella dei genitori).
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