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Borderlands 3, recensione videogame per PS4 e Xbox One

Il looter shooter di Gearbox in tutto il suo splendore

Borderlands 3, recensione videogame per PS4 e Xbox One

Borderlands 3 è lo sparatutto in prima persona di Gearbox, un looter shooter dalla forte componente da gioco di ruolo, il più valido e divertente esponente di un genere dal quale hanno poi tratto ispirazione grandi produzioni cooperative dell’attuale generazione, quali Destiny e The Division. La forte vena ironica che tratteggia personaggi e narrativa, un gameplay esplosivo e pirotecnico, uno stile visivo che unisce realismo e cartoon, sono i pilastri di un terzo capitolo che migliora e potenzia qualsiasi aspetto della serie principale di Borderlands, assente da ben sette anni dalla scena videoludica.

JACK IL BELLO LO FACCIO IO

La trama di Borderlands 3 riveste un’importanza centrale all’interno dell’esperienza di gioco, cercando di tratteggiare un mondo logoro, velenoso, provocante, con missioni principali e secondarie che spingono il giocatore a scoprire location e retroscena della vita dei personaggi. Si parte dalla nostra presenza all’interno del gruppo dei Cacciatori, uniti nell’intento di proteggere e scoprire il potere delle Cripte, luoghi misteriosi e dalla sconfinato fascino per qualsiasi abitante dotato di una bocca da fuoco. La chiamata di Lilith, vecchia conoscenza della serie a capo dei Crimson Raiders, apre le danze: nel nostro balletto, fatto di sparatorie e fuochi d’artificio a base di piombo, si stagliano le fastidiose ed egocentriche figure dei Gemelli Calypso. Il commiato di Jack Il Bello, uno degli antagonisti più carismatici, folli e meglio scritti nei videogiochi lascia quindi il posto a una doppia nemesi che, tuttavia, non convince per caratterizzazione e fascino. La narrativa, non a caso, trova un nuovo e più interessante sviluppo nella seconda parte, quando il duo lascia il respiro a nuove e vecchie conoscenze, che ampliano e donano maggior freschezza alla storia, con una sceneggiatura capace di ritrovare una vena ironica più fluida e naturale. La sensazione è che proprio nell’apertura al mondo di Borderlands, fatto di magnati e derelitti, nella dicotomia tra le varie personalità di corporazioni e aziende, si delinei un universo più credibile e vivo, fatto di dialoghi pungenti ed eccessivi.


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