Pupi Avati: cos'è la vita, secondo il Maestro
Il Forum delle Eccellenze, evento formativo di grande ispirazione, quest'anno annovera tra i suoi relatori un gigante del cinema italiano: Pupi Avati. Durante lo speech ci dice che cosa pensa che la v
Forum delle Eccellenze. Performance Strategies, per il settimo anno consecutivo, organizza uno degli eventi di punta del panorama formativo italiano: il Forum delle Eccellenze; a Milano, ieri e oggi. Esponenti di spicco del panorama formativo internazionale come Kneil Nordstrom, Mauro Berruto e il professor Francesco Gallucci sono stati gli ospiti di ieri, sabato 29 novembre. Nei prossimi giorni potrete leggere gli tv relativi agli interventi di questi personaggi. Iniziamo da Pupi Avati e dalla domanda: che cos’è per te la vita?
\r\nEllisse. Richiamando le sue origini contadine, Pupi Avati evoca l’immagine della vita come una collina. Si sale fino a raggiungere il massimo e poi è tutto in discesa. Ma non è veramente così, spiega il regista, perché la vita non è solo una collina: la vita è un’ellisse. Ma cosa vuol dire? Un’ellisse è divisa in quadranti e ad ogni quadrante corrisponde ad una fase della nostra esistenza. Il primo quadrante va dalla nostra nascita fino all’adolescenza. In questo spazio tutto è possibile, la creatività è sfruttata al massimo delle sue potenzialità perché libera e indipendente. E’ la fase di crescita di un bambino, il cui apprendimento e la cui immaginazione non sono ancora “corrotti” dalla ragione. E’ la fase in cui, nel nostro vocabolario, ricorre spesso la locuzione “per sempre”. I bambini lo dicono… sempre.
\r\nQuadranti dell’ellisse. Finita questa fase di crescita “pura”, ci si ritrova catapultati nel secondo quadrante, che porta fino all’età adulta. In questa fase si continua a socializzare e ad apprendere, s’imparano tecniche professionali per diventare apprezzabili, ad esempio, ma entra in gioco una logica della convenienza. I nostri rapporti interpersonali sono meno sinceri di quelli che avevamo da bambini con altri bambini; dal nostro vocabolario, scompare gradualmente la locuzione “per sempre”. Questo percorso ci porta ad una cima, da cui s’inizierà a scollinare. E’ la cima in cui il nostro corpo fisico inizia a distaccarsi dal nostro io. In questo momento iniziamo a vedere il percorso già tracciato come enormemente più interessante di quello ancora da tracciare.
\r\nTerzo quadrante. Eccoci arrivati nel terzo quadrante; s’incomincia a diventare anziani, il corpo non è al passo con l’”io” e lo stesso”io” perde qualche colpo: inizia un processo di disapprendimento di tutto ciò che abbiamo finora appreso. Per fortuna ci sono le tecnologie a venirci incontro, sostituendo le mancanze fisiologiche, ma ormai siamo appieno nel terzo quarto, quello in cui incominciamo a ripensare alla nostra giovinezza; in questo momento la sfrontatezza di guardare al futuro si trasforma lentamente in nostalgia di guardare al passato. La separazione di fisico e persona cresce sempre più, portandoci nel quarto quarto.
\r\nQuarto quarto. Il quarto magico. E’ il quarto della vecchiaia in cui, al contrario del comune pensiero “vecchio rimbambito”, si pensa al ritorno all’infanzia come a qualcosa di misterioso e di magico. Stiamo tornando al punto di partenza della nostra navicella sull’ellisse. Stiamo tornando bambini, stiamo riscoprendo la loro semplicità, genuinità, che col nostro “maturare” avevamo perso; stiamo riscoprendo il valore di quel “per sempre” abbandonato durante la crescita. Ma a cosa è dovuto questo ritorno? Alla bellezza straordinaria della vulnerabilità. Questa è la magia dell’umanità: quanto più siamo vulnerabili, tanto più possiamo definirci esseri umani. Ecco allora il ritorno all’infanzia, alla fine del proprio percorso: “È lì, in quella cucina, dove mia madre e mio padre mi aspettano, che io voglio tornare…”.
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