La linea sottile, sulle donne bosniache la violenza usata come arma: intervista alla regista del film Nina Mimica
"La linea sottile" è il film documentario che racconta la violenza come arma sulle donne bosniache. Mauxa ha intervistato la regista Nina Mimica.
La linea sottile è il film documentario di Nina Mimica e Paola Sangiovanni, attualmente nelle sale e che affronta il tema della violenza sulle donne usata come arma i pulizia etnica. Bakira è una donna bosniaca sopravvissuta alle violenze della guerra nella ex-Jugoslavia, denunciando poi l’accaduto; Michele è un ex soldato italiano di una missione internazionale di pace in Somalia, con un contingente responsabile di violenze contro la popolazione civile.
Nel film ci sono Bakira Hasecic, Michele Patruno, Andrea Evangelisti, per una distribuzione Berta Film.
Mauxa ha intervistato la regista Nina Mimica, che sul tema scelto è decisa: “L'abbiamo scelto perché è un tema attuale, spesso menzionato ma poco analizzato. Il nostro intento era andare dietro la denuncia dei fatti, analizzando i motivi della violenza bellica sulle donne per comprendere perché accade, e perché troppo spesso non viene punita”.
L’argomento è stato sviluppato poi con analisi precise: “il film è frutto di questo studio. Siccome nel passato la violenza sulle donne, soprattutto gli stupri di massa, erano usati semplicemente come un messaggio minaccioso degli uomini agli altri uomini, era interessante indagare se oggi, nel ventunesimo secolo le cose siano cambiate. Purtroppo pare di no. La matrice della società è ancora tribale, maschilista. ‘La linea sottile’ cerca di essere portavoce dell’urgenza del cambiamento”.
Il film stasera sarà proiettato a Roma, Apollo11 alla presenza della regista, di Daniele Vicari, Sonia Bergamasco che eseguirà delle letture. A Trieste sarà al Cinema Teatro Miela il 17 aprile, cui seguirà Milano (18 aprile al Cinema Apollo), Torino (Cinema Ambrosio), Perugia, Bologna, Firenze (Spazio Alfieri).
G. M. Pensi che il tema possa essere adatto anche per un film?
N. M. “Esistono i film di finzione sugli stupro di guerra, alcuni sono ambientati in Bosnia, pero spesso questi film sono superficiali, alcuni anche offensivi per le vittime dello stupro. Ad esempio quando nelle sceneggiature hollywoodiane si racconta che una vittima delle torture e stupri si innamora del proprio stupratore. Invece, i film che rivelano che gli stupri di guerra sono stati usati come un metodo della pulizia etnica sono davvero pochi. E sempre scottante riconoscere che un gruppo etnico abbia fatto la pulizia etnica su un territorio perché da lì il discorso si aprirebbe verso il riconoscimento del genocidio, questo poi dovrebbe comportare un risarcimento materiale allo Stato che ha subito il genocidio. In gioco sono i miliardi e le reputazioni dei paesi. Dunque è meglio per molti stati che le cose rimangano irrisolte, stanno molto attenti ai film che vorrebbero rivelare altro tipo di verità”.
G. M. E’ stato difficile realizzare le riprese e hai trovato ostracismo?
N. M. “La Bosnia oggi è un paese tuttora irrisolto, la tensione tra i gruppi etnici e religiosi è fortissima, dunque indagare sugli stupri commessi dai paramilitari e dai soldati serbi sulle donne mussulmane certo non ti apre le porte nella Bosnia orientale chiamata ufficialmente La Repubblica serba, dove noi abbiamo girato. Bakira, la protagonista della parte bosniaca del film, è una persona non grata nella Repubblica Serba, più volte hanno cercato di ucciderla per aver rivelato gli stupri subiti da lei e dalle altre donne in quell’area. Viaggiare con lei in questi territori non era certo una cosa né semplice né tranquilla”.
G. M. Quale è il tuo prossimo progetto?
N. M. “Sto preparando un documentario su un villaggio in Bosnia dove durante la guerra, invece di massacrarsi tra loro, le etnie ‘nemiche’ si sono protette. I serbi hanno protetto le famiglie mussulmane e i mussulmani hanno salvato i suoi vicini serbi. Non parlo dei casi isolati ma del intero villaggio. L’hanno fatto non soltanto in quest’ultima guerra ma anche nella Seconda guerra mondiale. È un villaggio dove l’umanità riesce a vincere sempre sul indottrinamento. La cosa più incredibile è che i bosniaci preferiscono tacere sul esistenza di questo posto perché oggi in Bosnia non guadagni i punti politici se non se nazionalista. Surreale.
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