Venezia 81: recensione film The Order, il realismo della violenza
Scopri la recensione di The Order, il film con Nicholas Hoult, Jude Law: trama, cast, critica
Nel 1983 un
gruppo armato penetra nelle banche e adotta metodi sempre più violenti. A
guidarlo è un leader radicale e carismatico, Bob Mathews (Nicholas Hoult), che trama una guerra contro il governo federale degli
Stati Uniti. Ha una moglie che gioisce delle sue rapine, e il potere di Bob
diventa sempre più corposo, tanto da sconfinare nell’adorazione religiosa.
Quello che parte come un semplice gangster movie teso – diretto da Justin Kurzel, che ha già lavorato a Assassin's Creed e Macbeth – prosegue in maniera intensa sfociando nella ribellione sociale. Di ciò si convince il giovane poliziotto Jamie Bowen (Tye Sheridan), poco avvezzo all’uso delle armi, e più alla strategia. Adotta una tattica opposta Terry Husk (Jude Law), detective che usa le maniere forti. I furti proseguono contro furgoni blindati, e lentamente emerge il dubbio che la banda sti raccogliendo soldi per costruire un esercito, così da minacciare la nazione.
L’aggressione a una nazione non è solo dei cinecomic
La forza del film di Kurzel è aver giocato su una paura appartenente ai blasonati cinecomic – l’aggressione a una nazione – e proporla in maniera realistica. Infatti, il gruppo è realmente esistito, e lo script è basato sul libro The Silent Brotherhood, di Kevin Flynn e Gary Gerhardt pubblicato nel 1990. L’organizzazione era terroristica e neonazista, attiva negli Stati Uniti tra il 1983 e l’anno successivo, e dieci membri furono processati e condannati per racket e due per il loro ruolo nell'omicidio del conduttore radiofonico Alan Berg. Nel film è Bob Mathews ad assumere il ruolo di guida, ma poi è la sua stessa ambizione a condannarlo.
Schede
Il film è di un rigore raro, tanto che dubiteremmo della credibilità della storia che racconta, se non sapessimo che fosse vera. I personaggi collimano con le loro visioni distorte, siano esse quelle dei criminali, che quelle degli agenti: l’agente Terry Husk – un duttile Jude Law - cerca di scrollarsi il suo passato, quando causò anche la morte di una spia, senza accorgersi che sta facendo lo stesso con il giovane gente Bowen. Lo stesso criminale Mathews è ligio al suo ruolo, e non ha patemi neanche quando è braccato dalla polizia, fino all’epilogo apocalittico.
Un film da vedere, per come dipinge la violenza insita nelle ideologie delle supremazie, e che non paiono reali finché non agiscono.
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