Suicide Squad: recensione del film dove i cattivi sono lasciati allo sbando di una povera trama
David Ayer scrive e dirige un cinecomic che, nonostante il promettente cast, tra cui Jared Leto e Will Smith, non offre nulla di encomiabile dal punto di vista dell'originalità e dell'action, d
Suicide Squad si apre con la presentazione di alcuni dei personaggi chiave intorno a cui il film tesse le sue fila, che danno inizio alla trama del cinecomic.
Deadshot (Will Smith) è rinchiuso in una cella di una prigione di massima sicurezza, stessa sorte tocca ad Harley Quinn (Margot Robbie), entrambi super cattivi consegnati alla giustizia dal cavaliere di Gotham, Batman. Tutto ha inizio quando Amanda Waller (Viola Davis) decide di attuare un’operazione per cui alcuni cattivi selezionati dovranno essere impiegati al servizio del governo, utilizzando i loro poteri e le loro abilità per salvaguardare il mondo da pericoli che rischiano di annientare il genere umano. Minacciando i cattivi reclutati per il progetto attraverso un dispositivo impiantato nel loro collo che, azionato, può esplodere, Amanda tiene in pugno i suoi uomini, subito messi sul campo per fronteggiare un potente nemico, Incantatrice (Cara Delevingne), e il suo rinato fratello. E allora Deadshot e Harley Quinn, ma anche Capitan Boomerang (Jai Courtney), El Diablo (Jay Hernandez), Killer Croc (Adewale Akinnuoye-Agbaje) ed altri “combattenti” della battezzata Suicide Squad dovranno eseguire gli ordini tentando di capire da quale parte stare, con scontri che tenteranno di permettere ad ognuno di esprimere il proprio potenziale, per uno scopo diverso da quello inseguito fino ad allora (leggi l'intervista al fumettista del comic Suicide Squad).
David Ayer, regista il cui film precedente è stato il bellico Fury uscito nel 2014, torna al cinema occupandosi della sceneggiatura e della regia di Suicide Squad, lungometraggio che trae le proprie fondamenta dal lavoro omonimo del fumettista John Ostrander. La pellicola può contare sulla presentazione di personaggi forti, trainanti l’azione, leader del gruppo, come il Deadshot interpretato da Will Smith e la Harley Quinn di Margot Robbie, accostati a personaggi che potevano essere curati in modo più appropriato, ma che invece non danno origine a dei caratteristi più marcati e decisivi nella storia, primo tra tutti il Joker di Jared Leto. Quest’ultimo viene rilegato a personaggio secondario, protagonista solo di alcune, poche scene in cui non compie alcuna azione decisiva, per un ruolo che viene quindi confinato quasi ai livelli di comparsa senza valore aggiuntivo alla storia.
Le storie che introducono quei protagonisti che poi andranno a formare la Suicide Squad vengono montate a pennello come prosecuzione delle azioni del vero leader del gruppo, Amanda Waller, mentre spiega il suo piano ai suoi colleghi. Amanda rappresenta il burattinaio che tiene insieme le fila di tutte le sue pedine ma, costruito come antagonista spietato che attrae su di sé giudizi fortemente negativi per la sola brama di potere e controllo sugli altri, viene relegato a personaggio piatto, senza quelle sfumature che un leader dovrebbe possedere. Insieme al Joker di Jared Leto, un attore superlativo (si ricorda, tra i tanti ruoli, quello per il quale ha vinto l’Oscar in Dallas Buyers Club) al quale questo ruolo non rende giustizia, anche Amanda Waller non contribuisce a risollevare le sorti di un cinecomic che manca di originalità.
Suicide Squad, dunque, si poggia su una trama che cura unicamente due dei suoi protagonisti, Deadshot e Harley Quinn, non concedendo spazio a sufficienza a tutti gli altri membri della squadra, accennando e non approfondendo le relazioni che ognuno di loro intesse lungo la propria storia (tra le tante un Joker che conduce sulla fuorviante strada la Dott.ssa Quinzel, dando vita ad una coppia di stampo adolescenziale in cui uno dei più criptici anti-eroi di Gotham viene descritto come il ribelle criminale indomabile, quasi teppistello da strada). Nonostante le “gesta” dei cattivi vengano introdotte tramite ritmati pezzi musicali scelti ad hoc tra i brani pop-rock del passato, si parte con l’acceso Sympathy for the devil dei Rolling Stones e poi altri successi dai The White Stripes ad Eminem, per finire con Bohemian Rhapsody dei Queen, ciò non basta a salvare un film da cui ci si poteva aspettare ben più che un ritratto monotono e prevedibile di una dispersiva battaglia tra cattivi.
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