Mostra del cinema di Venezia: recensione Motor City
Per la regia di Potsy Ponciroli con Alan Ritchson e Shailene Woodley
Motor City, un dramma d’amore senza sceneggiatura
A volte non servono le parole per descrivere il senso delle cose. È quello che probabilmente ha pensato il regista di Motor City quando ha deciso di girare il film. La sceneggiatura è infatti inesistente o quasi, se si escludono le pochissime battute recitate dal cast, ma la narrazione preserva comunque, e in modo diretto, la sua essenzialità. Innamorati della stessa donna, due contendenti cominceranno la loro battaglia senza esclusione di colpi. Quando il narcotrafficante incastrerà l’antagonista facendolo arrestare per riconquistare la ragazza, inizierà una guerra con l’alternanza di scene action, condita da alcune sequenze di splatter ironico, con colonna sonora in tema anni Settanta e visivamente accattivante. La storia è ambientata a Detroit, sul finire degli anni Settanta, dove si consuma un dramma tra fumi e scene pirotecniche, corruzione, raggiri e amore. La regia è riuscita a compiere sequenze concettualmente burlesche, volutamente esagerate per il gusto di divertire lo spettatore. La scelta di aver eliminato la sceneggiatura ha aggiunto leggerezza e dinamismo, rendendo Motor City un intrattenimento piacevole e disimpegnato.
Nel cast si alternano abilmente Shailene Woodley, prossimamente attesa nel ruolo della cantante Janis Joplin, Alan Ritchson, interprete della serie TV Reacher.
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