Mostra del cinema di Venezia, recensione: Il rapimento di Arabella
Regia e sceneggiatura di Carolina Cavalli
Il rapimento di Arabella, una favola amara
Carolina Cavalli si presenta alla Mostra del Cinema di Venezia, in concorso nella sezione Orizzonti, con il film dal titolo “Il rapimento di Arabella”. La narrazione non racconta di un rapimento, almeno non nell’intenzioni del personaggio protagonista. Piuttosto di un viaggio, un’avventura amara, dove la protagonista rivede se stessa nella piccola che crede di dover salvare da un futuro altrimenti inevitabile. Un viaggio nel quale rielabora i propri rimpianti, le occasioni perse, angosciata dalla spossatezza di una presa di coscienza che diventa instabilità. E così il desiderio di una bambina di fuggire, di allontanarsi dal padre e dalla propria famiglia, incontra il disagio di una quasi trentenne alle prese con le proprie crisi emotive.
La fuga dal senso di inadeguatezza, dall’esigenza d’essere accettata, dalla sensazione di sentirsi quella sbagliata, porta la protagonista a compiere un percorso personale di consapevolezza dovuta all’incontro con quella che diventa la sua piccola compagna di viaggio, inconsapevole d’essere invece ricercata per rapimento.
L’inquietudine della protagonista, che cade preda della propria esigenza di credere in una seconda occasione, emerge limpidamente nella narrazione e incontra il desiderio di fuga della bambina che vuole semplicemente allontanarsi dalla famiglia troppo assente o poco attenta alle sue esigenze arrivando a preferire di trascorrere il proprio tempo con una sconosciuta.
Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino, Chris Pine, Marco Bonadei, Eva Robin’s compongono il cast di un film che ha ottenuto il lungo applauso del pubblico in sala. Il finale inevitabilmente scontato non toglie profondità a una fiaba amara narrata con intensità e sapienza.
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