Doom Eternal, recensione videogame per PS4 e Xbox One
Il miglior FPS della generazione vive all'Inferno
Bisogna andare all’inferno, per divertirsi e trovare il miglior FPS della generazione: Doom Eternal è il sequel del reboot di Doom uscito nel 2016, una rinascita dagli abissi più profondi per la storica saga di sparatutto in prima persona. Il secondo capitolo di id Software è un capolavoro in termini tecnici e di giocabilità, un FPS capace di settare nuovi standard all’interno dell’industria videoludica, tra fasi shooting dal ritmo folle, spettacolari, feroci, brutali e un impianto visivo di altissimo livello.
La trama di Doom Eternal parte due anni dopo la fine di Doom, con la Terra diventata un ricettacolo di entità demoniache, che hanno ormai corroso la speranza dell’umanità e riversato gli inferi sul nostro mondo. Il Doom Slayer è l’unica opposizione all’orda di demoni che si appresta a condannare miliardi di persone alla dannazione eterna, attraverso un rito demoniaco, un antico patto tra i Maykr, una razza angelica, e i signori del Male. Il gioco concede maggiori informazioni e tenta di creare una narrativa più presente e convincente rispetto al passato, attraverso i tanti documenti da raccogliere, che ci offrono ulteriori dettagli sulla storia, filmati di intermezzo e dialoghi durante le nostre azioni. Il codex racchiude le informazione necessarie per riassumere la Lore dietro alla serie Doom: l’invasione demoniaca partita da Marte, dove l’umanità aprì incoscientemente i sigilli dell’Apocalisse in nome del progresso tecnologico, per sfruttare il potere dell’energia Argent.Il gameplay di Doom Eternal è una danza infernale, un ritmo battente che pompa sangue nelle vene e sullo schermo, tra musica metal che sale di volume e i nostri colpi che sbattono con violenza sulle mostruosità di cui si compone ogni arena. La divisione in aree, popolate dalle creature demoniache, configura Doom come una sorta di arena shooter old style, ma lo fa con meccaniche fresche e moderne, una ricchezza nello shooting che va a surclassare anche l’ottimo reboot uscito nel 2016. La filosofia alla base di Doom è quella di muoversi in continuazione, sfruttare piattaforme e trappole per portare lo scontro a nostro vantaggio, mentre orde di famelici nemici si riversano sullo scenario. La corsa, il salto potenziato e l’introduzione di un doppio scatto ampliano le capacità cinetiche degli scontri, serrati, rapidi, frenetici, dove ogni colpo andato a segno permette di rifornirsi di munizioni, scudi e frammenti curativi. Il dinamismo dello shooting trova la sua realizzazione tattica nell’utilizzo delle armi, dove ogni kill fornisce particolari bonus e rifornimenti proprio in base all’arma imbracciata. Lo stesso arsenale è una degli aspetti più entusiasmanti del gioco e scandisce in maniera decisa la progressione del titolo: ogni sblocco di un’arma permette nuove tecniche di uccisione, tra abilità primarie e secondarie, che trasformano l’arena di combattimento in una danza di puro piacere demoniaco. Il potenziamento del nostro personaggio, tra perk sbloccabili e aumento di salute, corazza e munizioni, passa traverso il completamento di sfide opzionali, il raccoglimento delle rune e l’esplorazione della mappa di gioco. Le sezioni platform aggiungono un'ulteriore stratificazione al gameplay del titolo, con parti molto più complesse e corpose rispetto al passato. Nonostante siano realizzate con maggior cura, le parti platform tendono comunque a rallentare in maniera artificiosa il ritmo, andando a spezzare l’azione e l’incedere del titolo, una diluizione che, alla lunga, tende a pesare sin troppo sulla fruizione ludica.
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