Recensione film Flight, Denzel Washington in volo verso la liberazione
"Sembrerà davvero stupido detto da un uomo rinchiuso in prigione ma per la prima volta in vita mia sono libero."
Flight di Robert Zemeckis con protagonista Denzel Washington narra la storia di un uomo che viene osannato per aver compiuto un gesto eroico ma anche la vicenda di un alcolista che vive ogni giorno indossando una maschera, mentendo ad ogni persona che incontra pur di nascondere il suo vero stato.
Whip Whitaker (Denzel Washington) è un esperto pilota di linea ed alcolista che riesce a far planare un aereo dopo che un guasto meccanico aveva incendiato i motori. Il suo gesto viene celebrato come una manovra perfetta e viene osannato come un eroe dalla stampa e dagli amici per aver salvato molte vite. Tutto quello che deve fare ora è restare sobrio fino al giorno dell'udienza e rispondere alle domande della commissione esaminatrice, poi potrà tornare alla sua vita d'alcolista e rifugiarsi nell'ombra.
"Sembrerà davvero stupido detto da un uomo rinchiuso in prigione ma per la prima volta in vita mia, sono libero." Il conflitto di un uomo con i suoi demoni interiori affrontato magistralmente anche da Billy Wilder in Giorni perduti del 1945, trova una ulteriore forma espressiva anche in questo nuovo film. L'uomo ed i suoi limiti, la coscienza che non riesce più a sopportare il peso delle menzogne e la liberazione a volte tragica, il vuoto creato intorno sé, queste sono le tematiche affrontate dallo sceneggiatore John Gatins e che avvolgono il protagonista di Flight, interpretato con profondità da un autentico Denzel Washington. Nel cast è inoltre composto dall'avvenente e brillante Kelly Reilly e dall'attore John Goodman.
Il premio Oscar Robert Zemeckis porta sullo schermo un dramma ben definito, intimo ed allo stesso tempo pubblico. Contrapposta alla verità taciuta dal pilota rimane sullo sfondo l'impresa eroica decantata dall'opinione pubblica, conseguenza della cattiva manutenzione dell'aereo. Una trama che propone un'analisi della personalità umana con una narrazione scorrevole che a tratti sembra indugiare troppo su alcune sequenze. Il monologo conclusivo sembra infatti eccessivamente lungo, riproponendo quanto espresso già dalla trama ma assume una dimensione significativa e quindi giustificato, esprime l'accettazione dell'uomo ad esporsi in pubblico, ad esternare il proprio essere, a vivere alla luce del giorno, senza sfuggire alle proprie responsabilità.
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