Recensione film I baci mai dati. Un miracolo al giorno
Roberta Torre affronta il tema della pseudo-religione
È arduo oggi trovare una pellicola italiana che non sia commedia, e Roberta Torre è forse l\'unica regista che tenta di conciliare il gusto satirico con un\'analisi non indifferente della società . Ci aveva privato con il musical sulla mafia Tano fa morire (1997), poi con Sud Side Stori (2000) per poi scendere nel territorio thriller-noir con il poco fortunato Mare nero (2006). Ne I baci mai dati affronta il tema dell\'abuso della credulità popolare, quando Manuela, di quindici anni, un giorno per gioco si inventa di poter fare miracoli.
La popolazione barese comincia a crederle, e da quel momento irrompe nella sua vita un’umanità bisognosa di redenzione: molti cominciano a chiederle un posto lavoro, la vincita del campionato di calcio, l’accensione della passione coniugale, come conquistare la donna amata. La madre di Rosetta vuole trasformare l’equivoco in business, ma la giovane Manuela ha rimorsi e vuole smettere di fare la santa: è a questo punto però che avviene veramente un miracolo, quando i baci non dati si trasformano in veri baci. Il miracolo sarà quello di una madre e una figlia che si trovano senza essersi mai davvero conosciute prima e sperimentano una nuova nascita.
La trama è ben oleata, ma forse è troppo lineare per sorreggere l\'intera durata di un film , tanto che poi il colpo di scena finale - necessario dal punto di vista drammaturgico - devia dalla direzione della trama impostata all\'inizio, ossia la credenza della popolazione. Ossia il miracolo creato inaspettatamente - e in maniera inspiegabile - dalla giovane Manuela pare inserito solo per far evolvere la storia verso il finale, non in linea con il movimento del film maturato finora.
Ma qui entra in ballo il concerto di intrattenimento, ossia l\'esigenza di far sorridere e sorprendere, anche in maniera surreale – procedimento ormai consono alla regista Torre, milanese trasferita nell’onirica Palermo. Che poi è l\'essenza del cinema, che la Torre sa calibrare alla perfezione e che una caustica Donatella Finicchiaro sa condurre al sorriso perfetto.
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