Intervista a Sergio Grea, tutte le novità del nuovo thriller L’appalto
Mauxa ha intervistato Sergio Grea, in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo L’appalto, edito da Piemme
In un mondo cinico e troppe volte spietato fin dalle prime pagine del nuovo appassionante thriller di Sergio Grea, L’appalto, ci viene presentato un giovane avvocato di diritto internazionale, segnato dalla tragedia delle torri gemelle di New York, in cui ha perso tutto e prova a ricominciare a vivere. “Ho gli occhi verdi, i capelli castano chiaro, gli zigomi larghi e le guance un po’ sullo scavato. Sono alto un metro e ottanta e ho sempre fatto sport. […] Sono d’origine scozzese, d’altra parte con quel cognome che ho, Stirling, c’è poco da fare. Sono nato a Los Angeles, non ho mai portato il kilt […] C’è però una cosa che mi lega alla mia terra d’origine, ed è il whisky di malto, quello vero, quello che viene dalle isole del nord della Scozia e che lassù è una religione. Forse perché mio padre mi parlava sempre delle nostre terre sospese tra mare e vento e pioggia, e di nomi che per me erano leggenda. Talisker, Oban, Caol Ila, Lagavulin. O forse semplicemente perché un bicchiere di single malt di razza mi sa tirare fuori da certi momenti.”
Si presenta così Dave Stirling, il protagonista de L’appalto, edito da Piemme. Dave ha bisogno di ricominciare, come la sua città New York, subito dopo la tragedia che tutti abbiamo ancora negli occhi. Il lettore sarà risucchiato in un avvincente thriller internazionale che lo porterà fino in Uzbekistan per un progetto in apparenza di matrice filo-ambientalista, ma che nasconderà interessi economici molto meno nobili. Ecco l’occasione per saperne di più grazie a un’intervista all’autore: Sergio Grea.
C’è una Ground Zero per ognuno di noi. Nei momenti più difficili cosa direbbe Dave Stirling a un lettore ideale per aiutarlo a ricominciare?
Gli direi che c\'è una sola certezza ed ? la fine della vita terrena, che tuttavia si può anticiparla anche rinunciando alla speranza, che è un modo di morire. Per quante Ground Zero possano esserci nella nostra vita, rinunciare a battersi e a ricominciare è avere una sola definitiva certezza, la nostra sconfitta.
Dave Stirling esiste davvero? A chi si è ispirato per caratterizzare il personaggio principale del suo romanzo?
Dave Stirling è anzitutto un po\' anche me, ho lavorato per il mondo e ne ho visto di tutti i colori. È anche un giovane avvocato mio collega di Corso alla Stanford University di Palo Alto, che sognava di aprire un ufficio alle 2 Torri. Poche settimane prima dell’11 settembre io ero alla Torre Uno per lavoro. Mi sono sempre chiesto se molti di coloro che ho incontrato quel giorno, compresi gli addetti agli ascensori, siano morti nell\'attentato. Non ho più saputo niente di Andy, ma so che alle 2 Torri il suo ufficio c\'era. Per questo in Dave Stirling c\'è anche un po\' di lui.
Ricordando anche i suoi romanzi I signori della sete e Saigon, addio, qual è il segreto della sua scrittura, come riesce a trasmettere alle sue storie i sapori e le suggestioni di culture così diverse dalla nostra?
Come ho detto, ho lavorato e vissuto dall\'Africa all\'Asia, e dalle Americhe all\'Australia. Ho vissuto situazioni d\'ogni genere, conosciuto persone diversissime tra loro per razza, cultura, tradizioni, visto terre tanto riverse. Un vero serbatoio di esperienze diversissime, dal quale ho tratto e traggo le mie storie. Ho il vantaggio di dovermi inventare poco, il nodo delle mie trame e i loro personaggi sono già dentro di me, devo solo dare loro ordine e ciò che serve a attrarre chi legge. Ammetto che è una fortuna.
Il suo lavoro di manager di successo e i suoi lunghi viaggi le sono stati di aiuto nella scrittura?
L\'esperienza di lavoro, dai primi anni di quando ero ragazzino a quando ho avuto responsabilità anche molto elevate, mi ha dato moltissimo. In particolare mi ha portato a dovere approfondire il rapporto umano con le persone, a volte facile, a volte difficile e a volte impossibile, ma sempre arricchente e insostituibile. Quanto ai viaggi, e ai lunghi e approfonditi contatti con realtà così diverse sono la base di ogni mio libro.
Anche perché in gran parte non sono stati contatti o soggiorni effimeri, ma lungi anche anni.
Il suo ultimo libro ci ha ricordato per tema e forza narrativa The Constant Gardener, di Le Carré. Quali sono i suoi autori preferiti e cosa cerca in un libro?
Amo le Carrè - stupendo The Constant Gardener - ma soprattutto mi piace Graham Green. Tuttavia devo dire, con obiettività, che cerco di scrivere a modo mio, come mi viene e come mi piace. Mi diverto di più. In ogni libro, anche nei miei, cerco il sogno e la realtà, la gioia e la sofferenza, e soprattutto la credibilità. Cose diverse tra loro, ma quando si riescono a farle incontrare è bello.
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