Venezia 80, recensione film Finalmente l’alba
Finalmente l’alba è il film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia
Due porte che prima si spalancano e poi si chiudono improvvisamente. “Torna a casa, Mimosa”. Poi uno specchio che restituisce una realtà cruda, inaspettata. Finalmente l’alba, il film del regista Saverio Costanzo, in corsa per l’Italia nell’ottantesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è ambientato negli anni Cinquanta e affronta il tema della dicotomia tra il mondo dei puri, vero, reale e semplice, e quello patinato, affascinante e pericoloso dello star system. Con, sullo sfondo, l’omicidio di Wilma Montesi, l’episodio del 1953 che rappresentò uno spartiacque nel modo di raccontare i femminicidi in Italia.
Finalmente l’alba e la perdita dell’innocenza
Tutto in una notte: la storia racconta la turbolenta esperienza di Mimosa (Rebecca Antonaci), la giovane che accompagna la sorella a un provino per un film con la diva Josephine Esperanto (Lily James, protagonista insieme a Joe Keery, Rachel Sennott, Alba Rohrwacher, Willem Dafoe) e viene inaspettatamente presa. Una volta dentro, Mimosa finisce in un turbinio di circostanze che la portano a stretto contatto proprio con l’attrice, che la prende sotto la sua ala protettrice. Al termine delle riprese poi, mentre un leone scappa dalla sua gabbia, Mimosa viene convinta ad andare a una festa insieme a tutto lo staff, insieme a Josephine. E a quel punto la giovane entra in un altro mondo, fatto di alcol, musica, sesso e droga: uno spaccato distante anni luce dall’innocenza vissuta fino a quel momento dalla ragazza, che infatti chiede ripetutamente di poter tornare a casa.
Schede
Ma quel turbine la rapisce totalmente, fino al momento in cui Mimosa (che nel frattempo diventa anche una poetessa svedese, per volere giocoso di Josephine) scopre che la villa della festa è proprio quella che ha sentito in tv, nel servizio del telegiornale in cui si parlava della morte della Montesi. A quel punto il suo punto di vista cambia e, dopo essere diventata la star della festa, sospinta da Josephine e dal suo amico Sean, ecco che, con l’arrivo dell’alba, Mimosa dovrà tornare alla dura realtà. Anche perché le porte delle stanze di Josephine e di Sean, primi suoi sostenitori fino a poche ore prima, all’alba restano chiuse. Ed è proprio in quel momento poi che Mimosa incrocia di nuovo il leone che era scappato da Cinecittà. Che ora la guarda con occhi diversi.
Un film che soddisfa le premesse su cui è basato, ma senza strafare. Finale agrodolce, come tutto il mood della storia.
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