Recensione film Unfriended Dark Web, sequel horror targato Blumhouse Pictures
In sala dal 16 maggio, distribuito da Universal Pictures
Unfriended Dark Web, arriva il sequel dell'horror che tante soddisfazioni ha dato al box office. Questo secondo episodio, di quello che si presuppone diventi una trilogia annunciata, cambia lo scenario optando per una situazione più realistica, rispetto all'impronta paranormale del primo film.
Blumhouse Productions è nota per la capacità di confezionare ottimi horror, anche titoli decisamente diventati dei veri e propri cult del genere, con budget di produzione irrisori. Questa significa scommettere su un'idea di partenza originale. Ma significa anche investire in uno script a prova di bomba.
Unfriended Dark Web, un mondo virtuale oscuro
Unfriended Dark Web vede Stephen Susco accettare la sfida. Dell'horror, Susco scrive, infatti, la sceneggiatura e accetta di dirigere il sequel. Le recensioni negli Stati Uniti si sono divise. L'horror ammette certi momenti spaventosi, tuttavia il nemico sadico sembra fuori fuoco. A dire il vero, anche la recitazione degli attori, ognuno dietro lo schermo dei propri pc, non convince del tutto.
Di positivo, c'è da segnalare l'ancoraggio a una minaccia reale, forse ancora sconosciuta: il dark web. Non è cosi normale accedervi, però è una terra di nessuno fertile per trafficanti di droga e armi. Nel film, il dark web è un mondo virtuale utilizzato da un gruppo di psicopatici dediti al piacere di assistere a giovani donne torturate a pagamento. Nel nulla cosmico della loro vite reali, non ci è dato di sapere molto, sono presentati come un gruppo di incappucciati legati alla mitologia dell'inferno.
Skype, You Tube e Facebook: trama e cast
Matias (Colin Woodell) è entusiasta per un un nuovo laptop trovato nel bidone di un cyber cafe. Se ne è impossessato ritenendolo un modello più veloce del suo. Matias sta sviluppando Papaya, app in grado di comunicare meglio con la sua fidanzata sorda Amaya (Stephanie Nogueras, attrice sorda anche nella realtà). Matias ha paura di non essere all'altezza, Amaya trova stupida l'idea dell'app. Sarebbe tutto più semplice se il ragazzo si decidesse a imparare il linguaggio dei segni convenzionale.
Skype, You Tube, Facebook: attraverso i messaggi di queste piattaforme social, Matias entra in contatto con il presunto possessore del pc. In collegamento con gli amici nerd, scopre dei filmati snuff profumatamente pagati. È l'inizio di un incubo, affatto virtuale.
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