Recensione film The Reunion di Anna Odell al cinema
In sala dal 25 ottobre, con Anna Odell nella parte di se stessa.
The Reunion (Återträffen, il titolo originale) è un film scritto, diretto e interpretato dall'artista svedese Anna Odell. Presentato in anteprima e premiato anche a Venezia nel 2013, l'opera è una potente, necessaria e attuale, riflessione sul bullismo.
Nella
prima parte, lo spettatore assiste a una escalation di violenza
verbale, e poi fisica, tanto inaspettata, quanto sconcertante.
Nella
seconda parte, facciamo i conti con un altro tipo di frustrazione,
quella di sentirci impotenti di fronte alle dinamiche,
straordinariamente ordinarie, messe in scena: un disagio, accentuato
dalla prospettiva disarmante e provocatoria, rispetto alla banalità
del male, adottata dalla regista.
The Reunion, la recensione
The Reunion strappa la maschera all'ipocrisia socialmente accettata. Già ridicolizzata tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento (Svevo, Kafka, Pirandello, per citare alcuni intellettuali), l'apatia conformista, individuato nel film come caratteristica del ceto medio, lungi dall'estinguersi, si riproduce come la peggior specie infestante.
Odell lo ribadisce nelle sequenze finali, con la veduta aerea di quartieri attigui della capitale svedese: un'urbanistica perfetta, linee principalmente (non tutte) squadrate, le case e le vie ordinate, in fila, uguali. Nessun elemento è fuori posto. Lei, la bambina emarginata dai compagni di banco, ora artista di fama, siede sul tetto della sua scuola di un tempo.
The Reunion, trama e risposte inquietanti
Vent'anni
dopo, la classe di un istituto scolastico di Stoccolma organizza una
cena per ricordare i vecchi tempi. Il clima è euforico, gli invitati
intendono festeggiare onorando Bacco.
All'arrivo, evidentemente a
sorpresa, di Anna cala un certo imbarazzo. Tra un brindisi e l'altro,
si menzionano gli anni più belli della vita, l'innocenza
dell'infanzia, una gita fantastica a Sörmland,
quel particolare (irripetibile) spirito di gruppo e solidarietà, genuino e perduto.
Anche
Anna interviene. Ricorda, invece, una gerarchia di classe, gli episodi di
bullismo perpetrati per nove anni (scuole elementari e quelle medie
costituiscono un unico percorso). Dei compagni di classe, nessuno si
salva: stigmatizzata e maltrattata, perchè additata dal capobranco
come una sfigata e come una perdente. Colpa degli insegnanti e dei
genitori, ma soprattutto di se stessa che non si è arresa,
sottolinea Anna.
L'imperdonabile provocazione della protagonista?
Il desiderio di capire le motivazioni dei suoi aguzzini, ormai
diventati adulti. Reazioni e risposte sono inquietanti.
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