Recensione del film Transformers - L'ultimo cavaliere
Transformers - L'ultimo cavaliere è il film di Michael Bay tratto dai giochi.
"Transformers - L'ultimo cavaliere" è il film di Michael Bay con Mark Wahlberg, Anthony Hopkins, Laura Haddock.
In assenza di Optimus Prime - robot leader della fazione dei benevoli Autobot ma ora partito alla ricerca del suo "creatore" - inizia una lotta tra l'organizzazione militare dei Transformers Reaction Force e i Transformers. Si tratta di una lotta interna, che come nei film votati agli effetti speciali semplifica le contrapposizione. Qui una moralità ulteriore rispetto alla primaria si distacca e paventa un potere autonomo.
Così Cade Yeager (Mark Wahlberg) si allea con un astronomo, Sir Edmond Burton (Anthony Hopkins) e una professoressa dell’Oxford University, Viviane Wembley (Laura Haddock). L’obbiettivo è comprendere il motivo per cui i Transformers continuano a tornare sulla Terra, nonché portare la pace tra i Transformers e gli umani.
Il film si giova di un cast di primo livello, che sa passare da film impegnati (Wahlberg ha citato di recente in “Boston - caccia all’uomo” sull’attentato alla maratone di Boston del 2012) a trame assopite che tutto deve alla maestosità delle immagini.
Lo stesso sa fare Michael Bay, che dopo “13 Hours” torna per la quinta volta a raccontare il percorso dei robot creato dalla Hasbro nel 1984. Nel 2007 diresse “Transformers”, e inizialmente rifiutò l’ingaggio offertogli da Spielberg perché considerava i personaggi dei semplici giocattoli. Lo stesso Spielberg con la sua Dreamworks ha prodotto la serie da allora.
Così il giocattolo da 80 milioni dollari - tanto è costato il film - prende forma, con tanto di un team di sceneggiatori che potrebbero sviluppare spin-off, sequel e prequel.
Ed è questo il limite del film, ovvero proporre solo idee di collaborazione a livello generale, quasi di diplomazia bellica piuttosto che sviscerare nei dettagli: ciò avrebbe reso il film anche un ritratto del potere e delle sue sfaccettature. Michael Bay riesce comunque a esprimere la propria idea di nazione anche in un film come questo: se in quello del 2007 era presente John Kennedy, qui appare Churchill. Nel 2007 In “Transformers” torniamo nel 1961, quando un veicolo spaziale trasporta un’invenzione in grado di porre fine alla guerra tra i Autobots e i Decepticons: il veicolo si schianta sul lato oscuro della Luna, e il presidente John F. Kennedy (Brett Stimely) autorizza una missione per portare un uomo sulla luna come copertura per indagare sulla vicenda.
Michael Bay tenta quindi di raccontare attraverso un mondo distante problematiche reali, che si addicono alla sua recente filosofia emersa anche da “Pain & Gain - Muscoli e denaro” (2013). Se gli tutti gli Autobot propugnano la pace, il rispetto per ogni forma di vita, i Decepticon sono violenti, si ribellano al leader del momento: ma stavolta collaborano, per lottare contro i Transformers Reaction Force. Come nella società reale, in cui le differenze possono essere superate dalla collaborazione. Anche in “13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi” si racconta un assalto, quello reale subito da truppe statunitensi nel 2012 a Benghazi.
Ma nulla può Michael Bay contro l’IMAX, ovvero il sistema di proiezione che può mostrare immagini e video con una grandezza e una risoluzione superiore ai normali sistemi. Se la storia da raccontare esige di essere vista solo al cinema perché permette un’immedesimazione che uno smartphone ignora, è grazie a questa tecnologia che è possibile rendere verosimile scene di lotta, di inseguimenti, esplosioni per cui sarebbe difficile credere che un essere d’alluminio come un Transformers possa interagire in maniera così reale con i personaggi.
Il film, come “Power Rangers”, “Resident Evil" tenta di innovare il tema del conflitto tra umano e fantastico in maniera innovativa, ma sono soprattutto gli effetti speciali a migliorare con gli anni e a interessare lo spettatore. Cosicché nel 2019 con il nuovo “Transformers” l’evoluzione visiva potrebbe essere anche virtuale.
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