Festival di Venezia 2018: recensione del film Bêtes blondes
Film in concorso alla 33esima Settimana della Critica.
Bêtes blondes (Blonde Animals, il titolo inglese) è una produzione francese a firma di Alexia Walther e Maxime Matray, in concorso nella sezione indipendente della Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Si tratta di un film spiazzante, una dark comedy amara e strampalata.
I tempi dilatati sono a servizio di una trama apparentemente casuale, il quadro d'insieme si ricompone sul finale. Il senso della vita, quando accompagnato dalla perdita della persona amata, è affrontato con un umorismo dissacrante e risoluto.
Schede
Fabien
(Thomas Scimeca) è un ex attore comico, amato negli Anni Novanta
grazie a una popolare sit com. Non riesce a metabolizzare la vitamina
C o la D, le confonde. È questo lo scompenso, racconta, all'origine
dei suoi problemi nel ricordare le cose: Fabien, infatti, si
addormenta spesso azzerando la memoria a breve termine. È un
personaggio candido, anche malinconico. Divora tutto quello che gli
capita sotto gli occhi, manciate di fiori soprattutto, ma anche
cicche di sigarette perchè, dopo l'incidente, ha perso il gusto e
l'olfatto. Il gusto di un bacio, rivela, è la cosa che più gli
manca al mondo.
In
un incidente in moto, infatti, ha perso la sua compagna di set e di
vita. Un camion le ha mozzato la testa, ma Fabien vorrebbe ricordare
di più: erano giovani, innamorati e forse ubriachi, chi guidava?
Anche il giovane Yoni (Basile Meilleurat) sta affrontando un lutto. Veste l'uniforme militare della fittizia compagnia dell'unicorno. Insieme a Fabien si metterà in viaggio lungo folli imprevisti. Yoni ha un sacchetto con la testa, anche questa mozzata, del suo ragazzo. È un pegno di amore che, a un certo, punto dovrà recuperare.
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