Dishonored: La Morte dell'Esterno, recensione videogame per PS4 e Xbox One
Dishonored: La Morte dell'Esterno è il primo spin-off della serie di Bethesda e Arkane Studios, che ha ridefinito il genere degli action stealth moderni
Dishonored: La Morte dell’Esterno è lo spin-off della saga di Bethesda, sviluppato dagli Arkane Studios, un’opportunità a prezzo budget di far conoscere e apprezzare un universo tanto affascinante quanto oscuro. La serie ha avuto l’enorme merito di migliorare e far maturare il genere action-stealth, dove un’attenta pianificazione permette di superare sezioni colme di nemici senza essere scoperti. L’anima del gioco ricalca quella del vecchio Thief, prendendone esempio nella struttura di gameplay ma espandendola grazie ai poteri soprannaturali e alle abilità del protagonista, Il Corvo, che nel secondo episodio si spartisce le vicende con la giovane principessa Emily Kaldwin.
Dishonored: La Morte dell’Esterno è il primo capitolo della serie a staccarsi dalla vicende principali, andando a collocarsi come spin-off riuscito ed estremamente interessante, anche a livello narrativo. La trama è incentrata sulla figura di Billie Lurk, allievo di uno dei personaggi più importanti nel background narrativo della saga, Daud, vero e proprio artefice dell’assassino dell’Imperatrice, che ha dato il via agli eventi caotici e torbidi del primo Dishonored. Il recupero del mentore porta a conoscere alcuni dettagli sull’entità dell’Esterno, ritenuto da Daud come la vera essenza del Caos, che ha sconvolto credenze e vite degli uomini, motivo per cui va trovato ed eliminato. La ricerca si scontrerà con una setta di adoratori del Vuoto, che conservano amuleti ed oggetti ritenuti sacri, andandosi ad intrecciare con le storie locali di personaggi secondari, per un sostrato che unisce i quartieri della città di Karnaca.
Il gameplay di Dishonored: La Morte dell’Esterno riprende in pieno quanto già apprezzato nel secondo capitolo della serie, con una struttura che predilige l’azione silenziosa e non letale a quella diretta. L’essenza del titolo sta, infatti, nell’osservare attentamente lo scenario e gli spostamenti dei nemici, pianificando ogni mossa e cercando di superare, senza essere visti, la zona in cui ci troviamo. La bravura del team di sviluppo è quella di aver creato un level design vario ed efficace, che da all’utente gli strumenti e le possibilità di passare alle spalle dei nemici, creare diversivi, sfruttare passaggi segreti e zone sopraelevate, un carnet di azioni che invoglia ad affrontare il gioco con un approccio marcatamente stealth. In aiuto al giocatore vi sono i poteri soprannaturali e oscuri del protagonista, che semplificano il compito di passare inosservati o, in caso contrario, di essere quanto più brutali e spietati possibili. Le due anime convivono perfettamente, lasciando liberi di decidere quale percorso seguire, a seconda della nostra indole e creatività.
La grafica di Dishonored: La Morte dell’Esterno sfrutta lo stesso motore di gioco del precedente, proponendo la città di Karnaca come sfondo alle vicende, portandoci nelle strade di Cyria. Lo stile artistico rimane estremamente intrigante e ricercato, con strutture dall’architettura filo-mediterranea e palazzi dal lusso decadente. La struttura di progressione, basata sulla raccolta degli Amuleti d’Osso per sviluppare abilità passive e nel potenziamento dei gadget presso il mercato nero, si unisce all’esplorazione degli ambienti grazie ai Contratti, che introducono attività secondarie lungo le strade della città, un ottimo modo di vivere e scoprire ogni angolo del mondo di gioco.
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