La tenerezza: incontro con Gianni Amelio, Micaela Ramazzotti e Elio Germano
La tenerezza è il film di Gianni Amelio con Renato Carpentieri, Micaela Ramazzotti e Elio Germano. È liberamente ispirato ad un romanzo.
La tenerezza è il film di Gianni Amelio con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi.
Mauxa ha partecipato alla conferenza stampa: la storia è quella di Lorenzo, avvocato in pensione che vive da solo, ostile ai figli e burbero. Quando fa amicizia con i giovani vicini di casa parte aprirsi ad un nuovo ottimismo, fino a quando un evento segna le vite di tutti.
D. Cos’è la tenerezza?
Gianni Amelio. Papa Francesco ha proprio parlato della tenerezza la settimana scorsa. Io credo che la tenerezza sia qualcosa di cui abbiamo bisogno per scacciare l'ansia. Soprattutto in questo momento in cui tutto può cambiare in un secondo. Non è un caso che il film si apra è chiuda con due processi, quasi paventando qualcosa di torbido che si nasconde dietro gli imputati.
La tenerezza va offerta quando ce n'è bisogno ma sopratutto quando è autentica. Tutto il percorso che fa Elena (Giovanna Mezzogiorno, n.d.r.) nel film serve per scardinare la chiusura del padre, Lorenzo (Renato Carpentieri) che si apre. D. Invece il rapporto tra Fabio (Elio Germano) e Michela (Micaela Ramazzotti) come si delinea?
Gianni Amelio. In una scena i due sono a tavola, lui la imbocca mentre lei è dietro. Quella scena non l'ho controllata. Elio mi ha detto: "non è meglio che ho Michela sulle ginocchia". Così anche la scena è cambiata completamente, con il personaggio di Renato Carpentieri che è lì con loro e prova imbarazzo. Elio imbocca Micaela senza guardarla, quasi conoscesse a memoria il suo volto. Si va oltre il copione, che era diverso: è la possibilità che gli attori scavalchino il regista.
Micaela Ramazzotti. Ho trovato la scena molto sensuale. Quasi che i due si conoscessero da sempre. L'abilità è stata anche di Gianni a trasmettere questo senso della tenerezza. Che per me è la curiosità.
Elio Germano. In una scena sul copione c'era un momento in cui i due facevano l'amore, mi pare sul pavimento. Poi è stata tolta, ma forse quella scena è rientrata con il pathos in quest'altra.
Renato Carpentieri. C'è anche l'idea che oltre l'imbarazzo del mio personaggio nel guardali, quella sia una famiglia felice.
D. Come ti è immedesimata nel personaggio di Elena?
Giovanna Mezzogiorno. Più che recitare in un film, è essenziale che il personaggio venga a te. Nelle cose che ho fatto, c'è sempre un momento in cui le cose non puoi saperle. È bello parlare di un film prima che si inizino le riprese, di un personaggio ma non troppo: poi occorre lasciarsi andare.
Oggi i rapporti sociali sono carichi di insidie, fanno paura. Con i bambini piccoli invece è facile avere tenerezza perché la loro percezione non è inquinata. Il bambino è pulito in questo senso. Il modo gli adulti è più complicato.
D. Questo sodalizio come è nato?
Renato Carpentieri. Mi sono preparato in questi ventisette anni, da “Porte aperte” a “La tenerezza”. C'era stima nel regista.
Gianni Amelio. Per me Renato è un grande artista: e devo dire che assomiglia anche a Sean Connery (ride). Il produttore Agostino Saccà sa da quanto tempo volevo fare un film con tutti questi attori. Poi c'è Greta Scacchi, che ha voluto il copione un mese prima: e sul set sapeva il copione, ma alla fine ha fatto un'improvvisazione.
D. Che rapporto c'è con il libro da cui è tratto, “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone?
Gianni Amelio. Nel film Lorenzo ha un'inquietudine, nel libro invece è un provocatore che addirittura fa acquistare cose al nipote al bar e poi minaccia i proprietari.
D. Il personaggio di Fabio è molto ambiguo.
Elio Germano. Sì, non si capisce se ciò che Fabio dice è vero oppure no. Finge di stare bene.
D. Perché il film non è a Cannes?
Gianni Amelio. Sono contento ce vi sia. Oggi siamo sereni a parlare, ma voi vi ricordate cosa sono le conferenze stampa dei festival. Prima lì parlano gli imbecillì, le prime quattro domande sono fatte da loro: le altre due sono interessanti ma ormai i venti minuti sono finiti. Sono stato sette volte a Venezia vincendo un Leone d’oro, quattro a Cannes. Da questo film vorrei il pubblico, perché l'abbiamo realizzato con molta onestà, carica di amore e semplicità. Non va dato in pasto con quattro altri film al giorno, come nei festival.
Alla fine Gianni Amelio rivolge una domanda al produttore: “Lo rifareste”? Agostino Saccà. Certo che sì. Il film racconta anche la crisi che stiamo vivendo in occidente, ossia la crisi della paternità. La crisi della mancanza di una guida.
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