Claudio Magris libro, Segreti e no: tacere la verità può essere generoso
Claudio Magris, "Segreti e no" (Bompiani): intervistato da Fabio Fazio a "Che Tempo Che Fa" sabato scorso. Il pamphlet, appena uscito in libreria, affronta un tema delicato: la ver
Segreti e no (Bompiani) di Claudio Magris - Claudio Magris ammette di non essere un sostenitore dell'etimologia applicata letteralmente. La nostra vita, spiega, oscilla tra due contraddizioni: tra quella frase espressa dal vangelo che Freud teneva appesa nel suo studio - la verità vi renderà liberi perchè solo conoscendo quello che ci sta di fronte e dentro noi, possiamo aspirare a quel tanto di libertà concessosi - e l'ammonimento di un grande filosofo gesuita del Seicento Baltasar Gracián - dire la verità è pericoloso, è come fare un salasso al cuore. Dire “tutta la verità” può essere una forma di violenza.
Magris ricorda di essere stato casualmente testimone, molti anni fa, di un episodio significativo: un medico doveva rivelare una verità definitiva a un paziente sofferente che esigeva di conoscerla. Il medico è riuscita a dirla senza nascondere nulla, ma in un modo da escludere la devastazione e la crudeltà connaturata a quella che era una sorta di sentenza di morte.
D'altro canto, tacere la verità può anche essere generoso perchè non si tratta di risparmiare a qualcuno la banalità della natura maligna di una verità. Piuttosto di capire ciò di cui l'altro ha bisogno di sapere. Non sempre si ha voglia di fare i conti con la propria vita. A volte, preferiamo - considera Magris - legittimamente, uscire e fare una passeggiata.
Il “Ritratto del cardinale Filippo Archinto” di Tiziano raffigura il cardinale dietro a un velo. Il quadro è mirabile, spiega il professore, perchè ci insegna a riconoscere i limiti di quello che siamo e di quello che possiamo comprendere di un altro individuo. Soprattutto, nel caso di una conoscenza affettiva: “Ognuno di noi ha un velo che è quello delle cose, che è quello del nostro limite perchè non siamo dei o semidei. Un limite che va accettato e che non svaluta quel poco che si riesce a conoscere di una persona”.
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L'egotismo esasperato nei social network - Magris sottolinea di essere il meno adatto a parlare della realtà virtuale che non frequenta. Tuttavia, la sciocchezza, considera, non sta tanto nella profanazione della sfera intima, ma piuttosto nel credere che i dettagli del nostro quotidiano, bere un caffè alle 17,45, possano interessare.
Ma perchè questo egotismo accentuato? Da una parte, il fenomeno può essere imputabile alla “tendenza di tanta parte della nostra cultura a spingerci a concentrarsi, non sul mondo, ma sui propri fegatini. Scoprire che una frase detta dalla zia cinquanta anni fa ci ha condizionato più di quanto ci abbia condizionato la Seconda guerra mondiale e la crisi economica. Questa sì, è la vera impudicizia: mettere in primo piano le nostre piccolezze private”.
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Verità e giustizia, segreto e denaro - Conoscere la verità è fondamentale, quando è sinonimo di giustizia. Da sempre il potere ha bisogno del segreto. La verità viene a galla nel momento in cui cessa di essere di utilità come arma politica contro l'avversario: “È una cosa terribile, ma di fatto, purtroppo, è quello che succede. Sappiamo veramente assai poco. Si discute ancora oggi su una cosa estremamente importante: chi ha processato Gesù, i Romani o gli Ebrei”. La differenza riscriverebbe la storia iniziale del Cristianesimo, ma rimane una verità scomoda.
Un segreto interessante, invece, riguarda il denaro: “Il denaro è quasi rimasto l'ultima frontiera del pudore”. Si hanno amici a cui si raccontano confidenze e segreti che certamente non vorremmo sbandierati in piazza, ma restiamo restii a rivelare quanti soldi possediamo. Non è tanto per una questione di segretezza, rileva Magris, basterebbe leggere la dichiarazione dei redditi, quanto per un sentimento di decenza.
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La letteratura, fonte rivelatrice - “C'è un detto greco che diceva «i poeti dicono molte bugie». In realtà, non necessariamente dicono delle bugie. Dicono delle metafore, cioè dicono delle cose che non vanno necessariamente prese alla lettera ma che, se prese appunto non alla lettera, dicono delle profonde verità. Quando Omero dice che l'aurora ha le dita di rose, non ci vuole parlare di una signora che ha le dita colore di rosa. Però, con questa immagine, ci svela una profonda verità della poesia dell'alba. E questo riguarda anche la letteratura”. La letteratura, per natura, è difficilmente menzognera: “In realtà, magari ci tira fuori qualche cosa. Qualche volta di bello, qualche volta di assai brutto, che noi abbiamo nel nostro cuore e che la letteratura proprio ci costringe a guardare, spietatamente in faccia e, qualche volta, sgradevolmente senza veli”.
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