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Al cinema Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura, il film di Christian Petzold con Paula Beer

Al cinema in versione originale sottotitolata con Wanted

Al cinema Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura, il film di Christian Petzold con Paula Beer

Christian Petzold torna al cinema: dal 26 febbraio in versione originale sottotitolata, Miroiris No.3 - il mistero di Laura, film che esplora il trauma, la perdita e la possibilità di una rinascita.


La trama

Presentato all’ultima Quinzaine des cinéastes al Festival di Cannes, Miroirs No. 3 – Il mistero di Laura vede protagonista Paula Beer, musa di Petzold e vincitrice dell’Orso d’Argento e del Premio del Cinema Europeo per Undine.


La sinossi: Durante una gita in campagna, Laura, giovane studentessa a Berlino, sopravvive miracolosamente a un incidente stradale nel quale perde la vita il suo compagno. Profondamente scossa ma fisicamente illesa, viene accolta da Betty, una donna che ha assistito all’incidente e che le offre rifugio nella propria casa. Poco a poco, anche il marito separato di Betty e il figlio accettano la presenza di Laura, dando vita a un equilibrio fragile e quasi familiare. Ma sotto questa apparente quiete, il passato di ciascun personaggio riaffiora, costringendo Laura a confrontarsi con la propria identità e con il dolore rimosso.


Il titolo della pellicolarimanda al brano di Maurice Ravel Miroirs No. 3 – Une barque sur l’océan, ad evocare un viaggio interiore fatto di correnti invisibili, tempeste e momenti di quiete apparente.
Petzold ha dichiarato in merito: “Quando scrivo, cerco sempre di immaginare che il film sia il sogno di uno dei personaggi. (…) Qui ho immaginato che una giovane studentessa di pianoforte suoni un brano di Ravel, Miroirs No. 3, e che suonando parta per un viaggio immaginario verso una famiglia in cui potrebbe essere felice. Ascoltando questa musica, si capisce che ci sono tempeste e che la barca potrebbe affondare (…) Questa è la storia del film. I tre naufraghi nuotano l'uno verso l'altro e cercano di assemblare i pezzi per costruire una zattera e approdare da qualche parte sulla terraferma. È una metafora”.


 

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