Iron Maiden: Back To The Final Frontier
Ecco "The Final Frontier": l'ultima frontiera, appunto, sul mercato discografico degli inossidabili Iron Maiden, il gruppo heavy metal per eccellenza che ha il merito di aver dato ai suoi albori, una ben precisa connotazione musicale ed estetica al variegato mondo della musica heavy metal.
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L'album che celebra i trent'anni discografici, e che da allora cavalca i successi delle classifiche e dei concerti in tutto il globo.
\nIl classico marchio di fabbrica si riconosce anche su questa nuova produzione, nel bene e nel male.
\nUna copertina che come al solito non smentisce la similare impostazione grafica di molti capolavori precedenti, ma in cui questa volta il famoso Eddie, icona del gruppo fin dal primo album, è sostituito da un essere molto meno carismatico e troppo fumettoso nel contesto estetico globale dell'art-work (siamo ben lontani da Killers, Powerslave, Somewhere in Time, ndr) .
\nIl prodotto nell'insieme non brilla certo d'originalità, ma il gruppo ha sempre cercato di essere abbastanza coerente nelle sue proposte musicali, certo è che il presente disco purtroppo si affianca più alle ultime due blande produzioni "Dance of Death" e "A Matter of Life..." che hai capisaldi storici della loro discografia.
\nIn generale la musicalità dell'album tende ad avere sonorità molto più tese verso il rock che non il puro metal, come già avevano sperimentato in precedenza con "No Pray for the Dying", ma questa volta i pezzi sono decisamente più dilatati, considerato che il minutaggio totale raggiunge gli ottanta minuti.
\nL'ascolto si apre con un chilometrico e totalmente inutile intro di ben cinque minuti e successivamente finalmente si procede con la musica vera e propria.
\nLa title track apre le danze con un riff decisamente rockeggiante, ma nonostante ciò lascia poco mordente, così come la successiva "El Dorado", che nonostante rappresentino le due songs di punta, non colpiscono nel segno.
\n"Mother of mercy" è un classico alla Maiden, probabilmente uno dei pezzi più riusciti, con una bella introduzione melodica e un bellissimo cantato di Bruce Dickinson, che come sempre anche questa volta da sfoggio delle sue conosciute capacità canore. Il pezzo avrebbe tutte le carte in regola per essere un singolo, anzi secondo il mio modesto parere, sarebbe dovuto essere utilizzato per il lancio.
\nSi procede con "Coming home", una epica song dal mid-tempo, in cui le vocalizzazioni di Dickinson, nonostante l'età, da sfoggio delle sue eccellenti doti, come se nel 2010 avessimo ancora qualche dubbio sulla sua maestria.
\nCon "The Alchemist" si torna abbastanza indietro con la memoria. E' un pezzo con cui la band sfodera la grinta di un tempo, con uno dei più classici tempi ritmati dalla batteria di Niko McBrian.
\nSi prosegue con "Isle of Avalon" e "Starblind", due performance musicale similari nella composizione, di circa dieci minuti la prima e poco meno la seconda. Tempi secondo me eccessivi che non portano in se nessuna evoluzione musicale che giustifichi tale minutaggo, ma solo eccessiva ripetizione.
\n"The Talisman" e "The Man who would be King" forse si raggiunge l'apice compositivo dell'intero album. Gradevole nel suo acustico inizio la prima, che successivamente si apre con giusta forza ed epica, salendo nelle tonalità in modo giusto per far presa sui fans. Idem per "The man who..." che apre in modo morbido per indurire la ritmica in seguito. In ambedue però, con una limata al minutaggio, avrebbero reso maggiormente.
\nChiude il tutto "When the wild wind blows", una canzone molto easy sia nella melodia del cantato che nel morbido suono e negli accordi delle chitarre.
\nInsomma la "vergine di ferro" con tutti i suoi componenti dimostrano una volta di più di essere dei mestieranti, certo, dei mestieranti di primissima categoria, che con ogni lavoro, riescono a catalizzare orde di fans, ma se proprio dovessimo dare un voto a quest'ultima opera, in giusta concomitanza con l'apertura delle scuole, non mi sento di essere cattivo se mi limito ad un 7 e ½.
\nE poi, siamo solo al primo quadrimestre...!
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