A Complete Unknown, incontro con Timothée Chalamet, Monica Barbaro e il cast del film
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A Complete Unknown è il film drammatico e biografico in uscita, e racconta del diciannovenne Bob Dylan (Timothée Chalamet) che arriva a New York City nel 1961: è alla ricerca del suo mentore, Woody Guthrie (Scoot McNairy).
Come reputi questa versione della vita di Bob Dylan?
Timothée Chalamet. Quello di cui sono orgoglioso è che non posso immagina un’altra versione. Sapevamo che avevamo tre mesi, e ha richiesto una grande attenzione e concentrazione.
James Mangold. Nel film il personaggio di Bob dice una cosa, “ molte persone dimenticano il loro passato”. Ho scritto io questa battuta. Il mio compito, come regista, è andare oltre l’ovvio. Io penso che tutti noi dimentichiamo la nostra vita, cerchiamo di enfatizzare alcune parti, ed eliminarne altre. Non esiste una verità assoluta, ho parlato con Dylan stesso. Abbiamo letto racconti, articoli di giornalisti per ricostruire quel periodo, ma tutti si contraddicono. E il fatto di eludere parti del passato, non è solo circoscritto a Bob, ma a tutti noi. Abbiamo seguito la realtà fattuale sulla pubblicazione degli album, ma abbiamo poi cercato il tono della verità. Come se non ci fosse stata una macchina da presa.
Come ti sei avvicinato al tuo ruolo del cantante Pete Seeger?
Edward Norton. Youtube è stato il principale vettore della mia indagine. Se l’avessimo fatto un anno fa, sarebbero stati necessari dodici mesi per realizzarlo. Ora su Youtube puoi vedere tutto ciò che una persona ha realizzato. Ho emulato Pete nei termini della sua voce, e della sua postura. È la storia di una persona giovane che incontra un’altra che lo ammira. Recitando, si siamo liberati dal peso di tutto ciò che ci surclassava.
Il tuo ruolo Joan Chandos Baez, cantautrice e attivista, impegnata nella difesa dei diritti civili e del pacifismo, e di cui Dylan s’innamora. Come hai affrontato questo personaggio complesso?
Monica Barbaro. È difficile avere sempre l’idea che quel personaggio che interpreti ha degli elementi di identificazione con te. Se cerchi di fare qualcosa di tropo perfetto, lo privi di ciò che lo rende interessante. Una persona come Joan non voleva apparire troppo perfetta. Dovevamo essere umani nelle scene, per essere riconoscibili ma anche autentici. Mi sono fidata del fatto che ci saremmo presentati sul set e avremmo seguito queste scene. Credo che i rapporti siano stati pieni di empatia proprio per questo motivo.
Schede
Come hai bilanciato verità e finzione?
James Mangold. Il lavoro esterno era così interessante che avevo il timore che quello interno svanisse. Invece gli attori hanno lavorato in maniera disciplinata, per assicurarmi che il fiore potesse crescere all’interno di quella serra.
Bob Dylan ha trasmesso qualche lezione ai giovani di allora?
Timothée Chalamet. Non so se Bob abbia mai trasmesso qualche lezione per i giovani. Oggi il paesaggio dei media è diverso, mi piace fare il lavoro di promozione, ma il mondo è cambiato da allora, ed è difficile trovare delle correlazioni. Comunque non l’ho incontrato per realizzare il film.
In quel periodo c’era molto attivismo politico.
Timothée Chalamet, In quel periodo, negli anni ‘60 c’era un certo ottimismo, sincerità. Ora se qualcuno cerca di fare una canzone politica, le persone guardano al cielo, quasi annoiate. Penso che qualcuno lo faccia, non è però come allora.
James Mangold. Credo che l’essere guardingo di Dylan era dovuto al fatto di proteggere la propria stella polare artistica. Credo che oggi viviamo in un momento di anestesia: la musica e spesso i libri, non ci disturbano troppo. Ci fanno passare il tempo, lo stesso pubblico oggi dice “anestetizzami”, mentre allora chiedeva “sorprendimi”.
Timothée Chalamet, Quindi Nel mondo di Dylan non ci sono archetipi come quelli attuali, lui ha tirato fuori ciò che voleva essere, strada facendo.
Monica Barbaro. La sensazione è che Joanne si sia innamorata di lui e dei suoi versi, non solo perché lui puntava il dito contro uno status quo. Erano canzoni senza tempo, ma bisogna sintonizzarsi su quel periodo.
Edward Norton. Credo che parlare del significato dei suoi testi riduca il potere delle sue canzoni.
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