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Serie tv Gomorra - Le origini, intervista a Marco D’Amore e al cast

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Serie tv Gomorra - Le origini, intervista a Marco D’Amore e al cast

Gomorra - Le origini è la serie tv in inda dal 9 gennaio 2026. Racconta i personaggi della saga Gomorra nella loro giovinezza: dalla perdita dell’innocenza del giovane Pietro Savastano, ai vari episodi che si svolgono in un periodo e un luogo hanno definito la criminalità.


Come vi siete avvicinati a questa serie, dopo aver lavorato alle altre?

Marco d'Amore. All'inizio ho detto di no, perché dopo molti anni di collaborazione al progetto Gomorra, non volevo inficiare la spontaneità. Poi dalla passione degli sceneggiatori Maddalena Ravagli e Leonardo Casoli, mi sono lasciato trasportare.


Nils Hartmann (Executive Vice President Sky Studios). Gomorra è la serie più vista su Sky, non ci sono Trono di Spade o altre serie che tengano. Marco è ora al timone, e ne siamo orgogliosi, perché hanno fatto un lavoro di grande qualità.


Maddalena Ravagli (sceneggiatrice). Per noi immaginare i personaggi in un momento in cui tutto era possibile, con l'adolescenza della camorra, ci ha dato la possibilità di approcci a uno spunto di riflessione su come nella vita si arrivi spesso molto lontano. È un complesso di situazioni che rende possibili scelte di altri tipo.


Leonardo Fasoli (sceneggiatore). Pietro Savastano, Imma: chi erano quando avevano sedici anni, quando tutto doveva iniziare? È questo ciò che ci ha mosso.


Francesco Ghiaccio (regista). All'inizio era complesso lavorare a un progetto che non avevo scritto. Marco però mi ha accolto in questo processo, partecipando alla ricerca delle location, ai casting, e - dopo aver assistito alla regia dei suoi 4 episodi - ho capito che la casa era tutta da costruire.


Parlaci dei personaggi della serie.

Marco D'Amore. Flavio Furno ha girato con noi cinque giorni, dovendo affrontare un percorso complesso. Francesco Pellegrino non ha paura di mostrare le sue fragilità, e ha bisogno che qualcuno gli stringa la mano. Fabiola Balestriere è antica, ha la Napoli di tanti anni fa, fresca, veloce e agile nel pensiero. Tullia Venezia è alla prima esperienza, e all'apparenza sembra impermeabile: crea una distanza quasi necessaria, non porta mai i problemi sul set, per destinare le sue energie al lavoro di tutti. Loro sono la materializzazione che Napoli può esprimere i migliori talenti.


Tu hai un ruolo importante, Pietro Savastano.


Luca Lubrano. Marco se ha una cosa la dice, e ha dimostrato di essere un fratello per me, e mi ha avvicinato a questo personaggio complesso. Ho anche incontrato Salvatore Esposito: il mio Pietro Savastano giovane è mosso dall'amore, anche quello verso i suoi amici. Nella prima serie c'erano dei dettagli che non emergevano, e che invece qui sono chiari.


Tu rappresenti la giovane Imma. 


Tullia Venezia. Imma vive nella parte più ricca di Napoli, e le scelte determineranno il suo futuro, che la condurranno a essere Donna Imma. Già nel terzo e quarto episodio cresce di più, con caratteristiche nuove.


Il tuo personaggio è 'O Paisano.

Flavio Furno. Io cercavo da anni un ruolo così da tempo: è un progetto che pur raccontando una cosa specifica è pieno di core, sassone, riferimenti cinematografici. Mi sono divertito molto a realizzare questa esperienza.


Tu hai il ruolo di Scianel


Fabiola Balestriere. Il mio intento era di non mettere in atto un copia-incolla, ma portare un nuovo profumo. È stato un lavoro di squadra dal primo giorno, ed è stata una sfida per tutti. Magari noi avevamo il peso dei nostri predecessori, e sentivamo il peso di questa eredità.


Come ci siete immersi in una città come Secondigliano di quegli anni?


Marco D'Amore. Volevamo indagare in marea precisa la realtà. Anche se poi il racconto va romanzato. C'è un'adesione forte a una Secondigliano spaccata in due: da una parte ci sono le botteghe, un certo tipo di industrializzazione. Dall'altra parte del corso, c'è una zona abbandonata, "un bambino su sette, non raggiunge un anno di età" dicono i rotocalchi che riportiamo all’inizio della prima puntata.
Si capisce che questi ragazzi non desiderano per loro granché, non hanno i sogni dei bambini, e mi chiedo a latitudini diverse i bambini che vedono le città distrutte dalla guerra, che sguardo possano avere del futuro, e quali persone diventeranno. A una persona come Pietro Savastano, cosa è stato sottratto da ragazzo? Sono echi di domande che ci tormentano, quando noi mettiamo le mani alla vita altrui.

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