Recensione film Youtopia, dalle premesse realistiche alla favola dark
In sala dal 25 aprile.
Youtopia è il nuovo film di Berardo Carboni con un applaudito cast. Tra i protagonisti, ci sono Matilda De Angelis, Donatella Finocchiaro e Alessandro Haber.
Dopo l'ennesimo colloquio, Laura (Finocchiaro), insegnante di fitness, capisce di essere troppo vecchia per il mondo del lavoro. La figlia Matilde (De Angelis) ha 18 anni e passa le sue giornate al pc nella sua cameretta (sullo sfondo il poster di Zerocalcare). Ha un avatar nella realtà virtuale, dove è innamorata di Hiro (voce di Antoine Olivier Pilon). La ragazza si guadagna soldi esibendosi online. L'obiettivo è quello di risparmiare per accedere agli studi universitari, ma poi scopre che la madre sta per perdere la casa, già in procinto di andare all'asta.
Venuta a conoscenza della situazione finanziaria, Matilde si dimostra più pratica e matura della madre. Ha a cuore il destino della nonna malata, destinata a essere parcheggiata in un ospizio.
Ernesto gestisce una famacia. Ormai anziano, una moglie e un figlio adulto, asseconda gli impulsi, aiutandosi con manciate di viagra. È facoltoso, ma non accetta di godersi la vita da pensionato privilegiato. Botanico mancato, è ossessionato dalla bellezza e dalla gioventù, a caccia di primavere proibite. Sarà il suo brillante aiutante nerd a svelargli un mondo web dove partecipare ad aste perverse. Tuttavia, Ernesto appartiene a un'altra generazione. Diventa sospettoso e affronta l'impiegato precario: “Nel tuo abisso ci sono troppi squali”. Dopo essersi tolto lo sfizio di rispondergli in latino (“Magnus pisces manducare pesciculum”), il commesso che punta a una situazione lavorativa stabile, tranquilizza: “ Secondo la moderna teoria del portofoglio, l'ottimizzazione del rapporto tra rendimento/rischio dipende dalla quantità della somma investita”.
C'è una Cenerentola, souvenir di un celebre parco tematico targato Disney, e ci sono i sogni soffocati che trovano ossigeno, grazie alla realtà virtuale: Youtopia è un film sorprendevole, grazie a una bella energia di fare un cinema fuori dal coro. Dalle premesse realistiche alla favola dark, con la principessa invitata al primo ballo. C'è un accurato senso della durata di scena (niente preambuli inutili). Il racconto di una società malata s'intreccia magnificamente con la trama di solitudine di ogni personaggio coinvolto.
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