Recensione del film Planetarium
Natalie Portman e Lily-Rose Depp sono le protagoniste di Planetarium, sul tema dello spiritismo.
Planetarium è il film di Rebecca Zlotowski con Natalie Portman, Lily-Rose Depp, Emmanuel Salinger e Louis Garrel (leggi l'articolo sull'incontro con la regista e il cast).
Laura Barlow (Natalie Portman) e la sorella Kate (Lily-Rose Depp) vanno Parigi, con un treno anche di speranze. Siamo negli anni ’30, “la terra sotto i nostri piedi è cento volte più popolata dai morti che dai vivi. Cos’hanno da dirci?”, conferenzia Laura durante incontro nella capitale: “siete pronti ad ascoltare, siete pronti per la verità?”. Poi una donna vi partecipa: “mamma?”, chiede avverando la presenza dello spirito.
Laura e Kate vengono assunte da André Korben (Emmanuel Salinger), produttore cinematografico che dalla suggestione dello spiritismo pensa di realizzare il primo filmato in tempo reale sui fantasmi, registrando la loro apparizione e poi distribuendo il film nelle sale. “Sento dei passi”, dice lui partecipando alla seduta: entra poi in una specie di trance e risvegliato ha gli occhi lucidi. “Come ci è riuscita?”, interroga Laura.
Lei vuole rimanere a Parigi e con l’ipotesi di successo accetta la proposta di André, tanto da trasferirsi a casa sua. Ironica è la scena in cui i produttori vedono il filmato con le due donne che fanno la seduta, nella sala da proiezione privata: affermano che il volto di Natalie Portman è espressivo, quasi un’affermazione della necessita di mettersi sempre alla prova. Il collega di André afferma che è più espressivo quello di Rose Depp.
La stessa figura di André è ispirata a Bernard Natan, imprenditore che favorì lo sviluppo della società di produzione cinematografica francese Pathé acquistandola nel 1929. Come lui, anche André era in crisi con gli investitori, e la scelta di filmare il mistero è ciò che può salvare l’azienda dal tracollo finanziario, nel film. A sua volta i personaggi delle due donne traggono ispirazione dalle sorelle Fox, che a Londra a metà del 1800 favorirono la diffusione dello spiritismo.
Quando le due protagoniste devono recitare in un film in cui si cerca di far emerge il tema, il personaggio di Fernand Prouvé (Garrel) evoca al moglie defunta. È qui che “Planetarium” diventa accattivante, proponendo una doppia finzione: quella del secondo film recitato, e quella del fantasma della moglie invisibile.
Da qui il film pecca di lentezza, tanto che per fare evolvere la trama s’insidia il dubbio che André voglia approfittarsi di loro. E anche il carattere delle due sorelle viene trattato in maniera più sommaria, sommerso dalla durezza di Laura che vorrebbe che ormai si terminasse questa occupazione.
Natalie Portman sorregge gran parte del film, e la regista Rebecca Zlotowski sembra a tratti di non sapere amalgamare una materia incandescente come quella trattata, che s’inerpica sui temi della doppia finzione cinematografica, dell’ebraismo, dell’ambizione di un imprenditore cinematografico, del rapporto tra due sorelle, e della presenza di un mondo ulteriore con cui comunicare. Avendo anche un’imponente attrice come la Portman che - in una pellicola che avrebbe ambìto ad essere più delirante - da sola motiva la visione del film.
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