L'invasione degli ultracorpi, il film sull'orrore psicologico alieno
"L'invasione degli ultracorpi" ("Invasion of the Body Snatchers") è il film sull'orrore psicologico che uscì in questo periodo.
L’invasione degli ultracorpi (“Invasion of the Body Snatchers”) è il film uscito il 5 febbraio 1956 diretto da Don Siegel, con Kevin McCarthy e Dana Wynter.
In questi giorni è stato presentato alla Berlinale, ed in versione restaurata grazie a Park Circus.
In California, su richiesta del Dr. Harvey Bassett, lo psicologo Dr. Hill deve incontrare il dottor Miles Bennell, ricoverato in ospedale come paziente affetto da problemi mentali. Miles convince i medici ad ascoltare la sua storia, iniziata qualche giorno prima, quando lasciò una conferenza medica in anticipo su richiesta della sua infermiera: pareva infatti che un’isteria di massa avesse colpito i cittadini. Ad esempio un ristorante che una volta era popolare, divenne vuoto di clienti nelle ultime due settimane, secondo il proprietario. In un'altra casa una coppia mostra un corpo deforme, senza linee del viso, trovato disteso inerte sul loro tavolo da biliardo. Un ragazzo, Jimmy ha paura di andare a scuola e una donna finge di essere sua madre.
Dopo varie indagini Miles tenta di chiamare l'FBI di Los Angeles, ma un operatore telefonico senza emozioni sostiene che non può passargli nessuno: la causa dell’isteria potrebbero essere dei baccelli, di provenienza aliena e che s’impossessano della mente della persona. Lentamente si scopre che questi baccelli riproducono una somiglianza esatta di qualsiasi forma, assorbono la mente all’individuo che si risveglia in un mondo sereno.
Miles conclude il suo racconto con dovizia di dettagli, consapevole però del fatto che i medici non gli crederanno.
Il film rappresentò per la prima volta un mondo irreale con totale verosimiglianza, tanto che non compaiono alieni deformi ma immedesimati negli umani. Tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Jack Finney del 1955, fu girato a basso costo e in bianco e nero, ed in seguito divenne un film culto del genere fantascientifico.
Il fatto di raccontare la storia come un flashback getta anche il dubbio sulla pazzia del dottore Miles. Nonché del medesimo spettatore. Quando raccontiamo una vicenda, inventiamo particolari? E il dubbio è anche sociale, relegato al fatto che le persone che conosciamo in realtà agiscano non come pensano, ma come conviene. Dubbi presenti anche in film simili recenti, da “Split” di M. Night Shyamalan (leggi la recensione) ad “Arrival” di Denis Villeneuve (leggi la recensione)
Secondo alcune fonti le sequenze del flashback sarebbero state aggiunte su insistenza dello studio, e girate pochi mesi dopo le riprese: questo per rendere la vicenda meno inquietante.
Alla sceneggiatura appare solo Daniel Mainwaring, ma recenti studi affermano che anche il regista Sam Peckinpah vi partecipò: dopo le sue affermazioni Mainwaring minacciò di presentare un reclamo ufficiale al WGA (Writer Guild of America), Peckinpah si ritrasse ma quando morì nel 1984 molti dei necrologi confermavano che avesse riscritto la sceneggiatura del film.
Le riprese de “L’invasione degli ultracorpi” iniziarono a marzo 1955 a Chatsworth, Sierra Madre e Woodland Hills, nonché presso Hollywood Hills e Bronson Canyon. Essendo il budget ridotto, si dovettero improvvisare scene all’aperto, con trentotto location e quattro interni. A ciò si dovette anche inserire l’esecuzione del recente regolamento sul controllo smog di Los Angeles riguardante le riprese di scene di fuoco e altri effetti speciali: lo script doveva prima essere approvato dal Distretto contro l'inquinamento atmosferico, allungando i tempi di realizzazione.
“L'invasione degli ultracorpi" era insolito come film horror, non mostrando scene violente, con effetti speciali ridotti al minimo. Secondo Siegel, lui e il produttore Walter Wanger decisero intenzionalmente di agire in questa maniera, per spezzare una traduzione quasi folcloristica dei film horror.
Le critiche rivolte al film furono di ordine logico, perché non spiegava come i baccelli fossero immessi in una piccola città della California (Los Angeles Times), oppure alcuni aspetti “fantascientifici” fossero trattati in maniera piuttosto sommaria (Hollywood Reporter). Negli anni fu analizzato addirittura come un prodotto della guerra fredda, con l’America afflitta dai “bacelli comunisti”.
Ma il suo aspetto acclamato è quello di di non spaventare il pubblico con mostri, bensì con il timore psicologico che cova in ogni spettatore.
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