I videogiochi ambientati su Marte: l'unione tra Pianeta Rosso e virtuale
Il fascino di Marte e la fantasia dei videogiochi, un connubio che ha partorito titoli distopici e demoniaci, insieme a visioni sci-fi e dal respiro cinematografico. Il Pianeta Rosso è stato lo
Marte e i videogiochi, un connubio che negli ultimi anni ha partorito titoli e visioni interessanti, tra fantascienza distopica e segrete basi scientifiche, per produzioni che hanno sviscerato anime e pericoli del Pianeta Rosso. L’interesse decennale suscitato da Marte si è alimentato grazie a racconti e opere letterarie, che hanno scandito intere generazioni, suscitando il mito di possibili popolazioni aliene, nella classica nomenclatura di marziani. Le visionarie idee degli scrittori hanno lasciato il passo alle prime missioni di esplorazione e catalogazione di immagini, che hanno mostrato come il “vicino” Pianeta Rosso sia in realtà un’enorme distesa desertica, rocciosa e senza alcuna forma di vita riscontrabile. Le prospettive nell’immediato futuro parlano di sonde e della spedizione Mars One nel 2023, mentre i videogiochi si proiettano in una linea temporale molto più avanzata, dove la vita, la terraformazione e altre attività hanno già avuto luogo, da decenni, sulla superficie marziana.
Ma qual è la visione dei videogiochi sul pianeta Marte? Tra i titoli più importanti e conosciuti, quasi tutti prediligono l’approccio fantascientifico ispirato a una realtà distopica, mentre altri si lasciano trasportare dalla misteriosa bellezza della superficie rossa. Solo un gioco, Metal Slug, propone una visione divertita ed ironica, nel classico stile dello sparatutto in due dimensioni da salagiochi. Qui i Mars People sono i nemici che attaccano le forze militari terrestri, in una visione splatter e parossistica del confronto umani-alieni, che si trasforma nel sesto capitolo in un’insolita alleanza. Al polo opposto appartiene Red Faction, dove la colonizzazione di Marte avviene per le risorse andate ormai esaurite sul nostro pianeta natale. La serie sviscera e riproduce in territorio extraterrestre le condizioni di vita e sfruttamento di alcuni minatori, da cui scaturisce una violenta e sanguinosa rivolta, incipit dello sparatutto in prima persona distribuito da THQ.
Il recente The Technomancer cavalca l’onda dello sci-fi distopico, con una splendida e nera rappresentazione della vita su Marte, che si colloca temporalmente duecento anni dopo la terraformazione del suolo. La divisione tra zone abitabili ed altre esposte alle radiazioni solari ha diviso la società in esseri dominanti e creature deformi, ghettizzate e usate come schiavi, una dicotomia dura e cruda del potere replicato in altri mondi. Una visione ancora più distorta e satanica, letteralmente, viene fornita dall’iconico e immortale Doom, uscito lo scorso anno con uno splendido reboot su PS4 e Xbox One, che ha permesso alla serie di ripartire nel miglior modo possibile. La polverosa distesa rossa si trasforma in un enorme portale per gli Inferi, connessione a doppio senso dove demoni e aberranti mostri invadono e uccidono le zone abitate dagli umani. Gli esperimenti e le scoperte di giacimenti di energia Argent hanno portato ad un stretta correlazione tra i due universi, da cui è scaturita un’incontrollata invasione demoniaca. Il risultato è quello di un brutale e divertente arena-shooter, di cui la serie Bethesda rappresenta, ad oggi, il re incontrastato.
In una visione allineata con lo sci-fi classico, dove la silenziosa e polverosa bellezza di mondi quasi inesplorati fa da sfondo alle vicende, troviamo Mass Effect, trilogia capolavoro che ha disegnato universi, razze e un immaginario fantascientifico che nulla ha da invidiare ai grandi kolossal cinematografici. Il terzo capitolo della saga prende spunto proprio da Marte, dove il nostro team viene inviato per recuperare, in un avamposto scientifico, il progetto di costruzione di un congegno, fondamentale per impedire la vittoria dei Razziatori, razza sintetica senziente che ha lo scopo ultimo di eliminare qualsiasi forma di vita organica. L’intera missione alterna la rossa e tempestosa superficie marziana con il freddo e asettico grigio delle basi di ricerca, un capitolo che traccia e conclude la linea narrativa di una pietra miliare della scorsa generazione. Marte è anche il primo pianeta ad essere colonizzato in Destiny, prima dell’Età dell’Oro, che aveva segnato per la razza umana un incredibile progresso tecnologico e di espansione verso nuovi mondi. Nel gioco sviluppato da Bungie, il Pianeta Rosso viene mostrato nella sua fase decadente, secoli dopo la costruzione di metropoli e città, ormai inghiottite dalla sabbia e presidiate da enormi creature corazzate, i Cabal, che spartiscono le rovine con gli esseri sintetici Vex.
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