Arnaldo Pomodoro, la sontuosità delle arti sceniche
Arnaldo Pomodoro segna una rivoluzione nella concezione delle arti sceniche mondiali, significata con la "Caterina di Heilbronn" di Kleist diretta da Luca Ronconi. Lo scultore è in mo
Le opere di Arnaldo Pomodoro sono in queste settimane in mostra a Terni. Qui vengono esposte alcuni bozzetti delle arti sceniche cui lo scultore ha lavorato nel corso della sua carriera. E da novembre 2014 la sua opera in bronzo istallata a Terni, la “Lancia di luce” sarà presente con un bozzetto al Chiostro del Conservatorio di Milano, per creare un bosco immaginario, per una durata di tre anni. Assieme alla sua opera ci saranno quelle di Alik Cavaliere, Pietro Coletta, Pietro Consagra, Giuseppe Maraniello, Eliseo Mattiacci, Gio’ Pomodoro e Giuseppe Spagnulo.
Mostra a Terni su Arnaldo Pomodoro. Uno dei bozzetti più rari in mostra a Terni è quello realizzato per l’opera “Caterina di Heilbronn” di Kleist rappresentata sul Lago di Zurigo nel 1972 e diretta da Luca Ronconi. L’opera prevedeva che gli spettatori seguissero gli attori navigando su zattere: la rottura di una fune d'acciaio indusse la commissione di vigilanza a proibire il debutto e lo spettacolo venne ridimensionato. Tra gli altri bozzetti ci sono quelli per l’Orestea tratta dalla tragedia di Eschilo: la regia era di Emilio Isgrò e fu istallata sui ruderi di Gibellina.
Premio con Federico Fellini. Pomodoro ricevette il premio Praemium Imperiale nel 1990 a Tokyo per la scultura, assieme a James Stirling per l'architettura, Antoni Tà pies per la pittura, Federico Fellini per il cinema e il teatro. La medesima forza drammatica e sontuosa delle composizioni scultoree è profusa poi nelle opere teatrali, con scenografia che si aprono invadendo quasi lo spettatore. Evidente è l’influsso di Brancusi, con l’idea di forme rotte in pezzi.
Pomodoro crebbe in Umbria e si trasferì a Milano nel 1954, entrando in contatto con l'espressionismo astratto americano, da Paul Klee a Ghiberti. È nel 1966 che concepisce la sua forma più personale. Da qui si passa poi ad invadere lo spazio scenico di simboli che richiamano le piramidi nell'antico Egitto, le colonne della Grecia classica, il disco del Calendario azteco.
Uno dei contributi più memorabili per il teatro è effettuato nel 1980, in particolare per il progetto dell'opera “Semiramide” di Rossini all'Opera di Roma nel 1982, e per ”Agamennone” di Eschilo nel 1983. I medesimi disegni offrono un indizio per le influenze letterarie nel sua lavoro, che includono anche i lavori di Sartre e Brecht, nonché del suo autore preferito, ossia Luigi Pirandello.
Opere di Pomodoro. Tra le opere cui Arnaldo Pomodori ha lavorato ricordiamo “Edipo re” di Igor Stravinsky (1988) a Siena, “La Passione di Cleopatra” di Ahmad Shawqi, “I Paraventi” di Jean Genet (1990) al Teatro Comunale di Bologna, “Nella solitudine dei campi di cotone” di Bernard-Marie Koltès (1992), “Più grandiose dimore” di Eugene O'Neill (1993), “Oreste” di Vittorio Alfieri (1993) “Stabat Mater - La passione secondo Giovanni” e “Vespro della Beata Vergine” di Antonio Tarantino (1994–1995), “Moonlight” di Harold Pinter (1995), “Drammi Marini” sempre di O'Neill, “Antigone” di Jean Anouilh (1996), “Tempesta” (1998) di William Shakespeare, “Un ballo in maschera” di Giuseppe Verdi (2005) presso Opernhaus di Lipsia.
Teneke di Fabio Vacchi. Una delle ultime rappresentazioni è la maestosa “Teneke” scritta dal compositore Fabio Vacchi (2007) e rappresentata al Teatro alla Scala di Milano. Il soggetto è tratto dal romanzo dello scrittore turco Yaşar Kemal pubblicato nel 1955, con la direzione musicale di Roberto Abbado e la regia di Ermanno Olmi. La vicenda del sopruso dei proprietari terrieri sui contadini ad Adana è interrotta dal sottoprefetto Irmaklï, che comprende le conseguenze delle autorizzazioni da lui concesse ai latifondisti, cosicché ora i contadini vivono in condizioni malariche. L’uomo comprende il raggiro di cui è stato vittima, alleandosi con i contadini nella resistenza. Pomodoro nelle scenografia crea una montagna scoscesa, che inizialmente è di polvere color creta, poi diviene fango, donando un senso di grandiosità. La scena è costituita da un grande piano inclinato ricoperto di concrezioni e poi da un tappeto d’argento. Il piano si spezza poi in cinque gradini, con riquadri spiegazzati in modo di rappresentare il riflesso delle risaie senza poesia, quasi con durezza.
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