Marcel Proust, una novità fa luce sulla trama de Alla ricerca del tempo perduto
Una raccolta musicale svela alcuni aspetti di Marcel Proust
È stata pubblicata in Francia Marcel Proust Le Musicien (Libro e 2 Cd), una compilation che fa riemergere aspetti inusuali dello scrittore francese, nato nel 1871 e morto nel 1922. Si dipanano nell’album alcune composizioni che da Fauré a Saint-Saëns, da Franck a Debussy fino a Beethoven, Chopin e Wagner ispirarono lo scrittore.
Proust viveva in una stanza foderata di sughero per attutire le distrazioni provenienti dall’esterno: come fanno oggi tutti gli utenti casalinghi di internet. E soprattutto non cercava distrazioni al di fuori della pagina libraria. Lo scrive in Dalla parte di Swann (disponibile anche in ebook): “mentre i miei parenti si spazientivano vedendo che restavo indietro e non li seguivo, la mia vita effettiva, anziché sembrarmi una vita artificiale di mio padre, che avrebbe potuto modificarla a suo piacimento, mi appariva, al contrario, come parte di una realtà che non era fatta per me, contro la quale non c’era possibilità di ricordo, in seno alla quale non avevo alleati, e dietro la quale non si nascondeva niente” (Alla ricerca del tempo perduto - Dalla parte di Swan, Oscar Mondadori, 1995, p. 211).
E l’analisi dei momenti solitari, è il tentativo di cercare la verità dell’esistenza, come ci ricorda Giovanni Macchia: “La ricerca della verità è lunga e sinuosa. Non si svela che lentamente, e non è la linea retta a simboleggiarla. E questa ricerca, che poteva anche passare attraverso uno scetticismo disincantato, bisognava leggerla in ragione della fine, ove la verità veniva svelata” (La letteratura francese dal Romanticismo al Simbolismo Bur, 1995, p. 554).
Oggi di Proust la critica elogia soprattutto la capacità di fraseggio dei suoi discorsi, che sanno esulare dalla trama per ben 135 pagine: questo è il numero che serve a Proust, in La prigioniera per descrivere la serata musicale Charlus-Verdurin (e la Recherche con circa 9.609.000 caratteri scritti in 3 724 pagine è considerato il romanzo più lungo al mondo). La stessa analisi effettuata da Gérard Genette: il protagonista ha una capacità di “immobilizzarsi per lunghi minuti davanti a un oggetto (biancospini di Tasonville,, stagno di Montjouvain, alberi di Hudimesnil, meli in fiore, vedute del mare, ecc.) il cui potere di fascinazione deriva dalla presenza di un segreto non svelato, messaggio ancor indecifrabile ma insistente, abbozzo e velata promessa della rivelazione finale” (Figure III, Einaudi, 1976, p. 151).
Raramente si trova oggi in letteratura questo aspetto emancipatore della parola, che da sola riesce a reggere un discorso per paragrafi e paragrafi, senza avere bisogno di colpi di scena scollegati dalla trama oppure riferimenti modaioli all’attualità. Solo Umberto Eco – nella letteratura italiana contemporanea - riafferma questo gusto della descrizione. Ci aveva provato Luchino Visconti a trasporre invano la Recherche al cinema.
Pubblicare in Marcel Proust Le Musicien le musiche più ammirate getta una luce nuova sulla vita di Proust negli anni 1890-1910. Forse era un viveur? La Sonata Vinteuil (in particolare la Sonata n. 1) è quella connessa con l\'amore di Charles Swann per Odette; la Sonate di Franck (violino e piano) è un modello chiave per lo sviluppo della sua opera letteraria; sempre in ordine delle reminescenze musicali che intessono la sua opera (molte caotiche) si ha la Sonata per violino e pianoforte di Gabriel Fauré, modello credibile per la Sonata di Vinteuil. Ci sono Reynaldo Hahn, il preludio al terzo atto di Tristan und Isolde di Wagner. Tutte corrispondenze segrete che Proust traeva dalla sua vita, con persone che lo stesso Proust frequentava nel suo salotto.
Resta comunque inusuale la capacità di Proust di meravigliarsi di fronte alla natura che all’improvviso manifesta la presenza di un essere umano che lo turba. Ad un certo punto di Un amore di Swann, camminando nel suo stupore pomeridiano, il protagonista incappa in un ragazza, Gilberte Swann che con un gesto lo stupisce: “la sua mano abbozzava intanto un gesto indecente al quale, se rivolto in pubblico a una persona non conosciuta, il piccolo dizionario di buona creanza che portavo dentro di me attribuiva un unico significato, quello di un’intenzione insolente” (cit., p. 172).
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