Recensione film The Tree of Life: una trama alla ricerca del fulcro dell’esistenza
Il nuovo saggio filosofico di Malick
Recensione The Tree of Life: dov’è il fulcro dell’esistenza. Il film di Terrence Malick conserva un copione talmente esile che se un regista esordiente lo sottoponesse ad un produttore, sarebbe confiscato in un cassetto e chiuso a chiave.
Solo Malick poteva dirigere una storia di una famiglia texana degli anni Cinquanta, con la lenta crescita di Jack (Sean Penn da adulto) dalla radiosa fanciullezza alla disincanto dell\'età adulta. Così Jack nel mondo moderno comincia a sentirsi un\'anima persa, che attraverso una ricerca interiore tenta di scoprire significato della vita. Fino alla riconciliazione con il padre (Brad Pitt), con il quale ha avuto un rapporto tortuoso.
Ogni cosa gli sembra quindi un miracolo-prezioso, quasi incomparabile; solo la speranza è salvifica, che affiora nella bellezza gli oggetti quotidiani. E tra questo elementi, è la famiglia il luogo dove nasce il senso della verità sul mondo e noi stessi: solo nel nucleo familiare emerge quell’amore disinteressato che poi sarà compromesso dall’età adulta.
Come per The New World- Il nuovo mondo (2005) e precedentemente per La sottile linea rossa (1998) non c’è continuità nella trama che possa portare a chiedersi: “cosa succederà dopo?”. Si intuisce già il finale, l’evoluzione dei personaggi che come automi agiscono in maniera standard e impersonale.
Si muovono così perché in questo frangente, mentre vivono quasi inebetiti, riflettono, si offrono delle pause di riflessione sull’esistenza, sulla legittimità dei loro gesti che sono poi il “fermarsi a pensare” che ognuno di noi mescola nelle giornate.
È come se Malick dicesse: a cosa serve agire, o vivere, se non abbiamo coscienza (o incoscienza) di ciò che facciamo? Se la crescita di un figlio, con le invidie familiari, non permette di costruire una riflessione, e di muovesi di conseguenza? A nulla serve la vita senza la riflessone, che differenzia l’uomo dagli animali. A nulla serve quindi la trama, senza la fotografia, la regia che sono la riflessione del cinema. Da qui, definire The Tree of life un’esperienza piuttosto che la semplice visione di un film, è semplice.
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