Sanremo, incontro con Fedez e Francesca Michielin: 'Abbiamo usato un particolare suono sit'
Chiamami per nome è la canzone portata a Sanremo
Fedez e Francesca Michielin parteciperanno al Festival di Sanremo con la canzone Chiamami per nome. Il brano è scritto da Federico Lucia, Francesca Michielin, Davide Simonetta, Alessandro Mahmoud, Alessandro Raina e prodotto da d.whale.
Come ti stai preparando a questo tuo primo Festival di Sanremo?
Fedez. Per me è stata una boccata di ossigeno in un momento in cui la routine era pesante. Anche vederci su zoom con Mahmood e Francesca, era un sollievo. È la mia prima esperienza a Sanremo, devo dire che ho un po' d'ansia. Premetto non c'è nessun progetto dopo il Festival, a parte quello di Francesca.
Potete parlarci del
singolo?
Francesca Michielin.
Il singolo sarà inserito in Feat – Fuori dagli spazi. È un
pezzo cui sono molto legata, credo che qui emerga una consapevolezza
diversa, un'evoluzione sia dal punto di vista testuale che musicale.
È più trasversale rispetto a Magnifico e Cigno nero:
essendo un duetto, con un pop-inusuale ha un suono particolare. Si
tratta in particolare tipo di un suono sit, lo 00. Ha un suono anche
cinematografico, e richiama la mia infanzia.
Fedez. Entrare in una stanza con sessanta persone, già è stata un'emozione. Le prove sono andate bene. La mia strofa affronta le tematiche basic, d'amore ma riflette anche le insicurezze del momento, nelle parti on cui duettiamo insieme. Tutto è partito da me e Francesca, poi avevamo un nuovo team con cui poter collaborare, quindi c'è stata una consapevolezza nuova.
Schede
Hai altri progetti
musicali?
Fedez. Con il nuovo team abbiamo iniziato un percorso diverso. Ad esempio, io sono appassionato della factory di Andy Wharol, e mi ha coinvolto il concetto di progetto collettivo, respirare la musica con gli amici e senza pensare troppo alle dinamiche. Non so cosa ci sarà in futuro, sto lavorando a delle canzoni: in passato errai dandomi delle scadenze. Quell'errore mi sento di dire – anche ai giovani artisti – di non farlo. Ad esempio ho 20 tracce pronte, ma poi mi sembrava di ripercorrere un errore pianificando già un'uscita e un tour. Perché poi perdi la gioiosità del lavoro.
Come è stato lavorare
online, per via delle restrizioni dovute all'emergenza coronavirus?
Fedez. Lavorare facendo musica via zoom non mi è dispiaciuto. Credo sia il paradigma dei tempi che corrono. E penso che in futuro sarà sempre di più questa la modalità adottata.
L'assenza del pubblico,
secondo voi inciderà?
Fedez. Ora è fondamentale tenere acceso il faro sulla musica, e sulle persone che lavorano.
Cosa ha di diverso questo
brano rispetto agli altri, fatti insieme?
Fedez. C'è nella stesura del brano un interscambio notevole. Nei precedenti c'era una stesura classica, “ritornello di Francesca e 16 barre di Federico”. Ho scritto il ritornello, e lì c'è un pezzettino di me.
Francesca Michielin.
Magnifico ad esempio era un pezzo figlio del suo tempo, abbastanza
circoscritto in quel periodo. Oggi arrivo sul pazzo dell'Ariston, e
dico che non ho paura di vivere un sogno, qualcosa di bello. “Mi
chiudevo in una scatole” dice 6 gradi di separazione. “Sono
arrivata qui nonostante il nodo alla gola che mi porto”, dice
invece questa nuova canzone, perché c'è un messaggio più
emancipato.
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