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Intervista all’attore Franco Javarone, dal teatro a Fellini: ‘Una forza superiore’

Scopri l'intervista a Franco Javarone: i film, gli spettacoli teatrali

Intervista all’attore Franco Javarone, dal teatro a Fellini: ‘Una forza superiore’

Franco Javarone è uno dei grandi attori italiani, che ha lavorato a teatro, e al cinema con Federico Fellini, Carlo Lizzani, Elio Petri. Accanto alle interviste a personaggi come il Premio Nobel Bob Dylan, la scrittrice Anne Rice, il premio Pulitzer David Kertzer,  Mauxa e Dailybloid tentano di raccontare, così, come si è evoluta la cultura negli anni.  

Da autodidatta, sei arrivato a La Scala di Milano. Come è avvenuto il processo?

Quando ho lavorato alla Scala di Milano, al San Carlo di Napoli, alla Città della Musica a Roma, avevo ruoli da protagonista. Qualcuno potrebbe chiedermi: "Ma come fai, senza saper cantare, a lavorare alla Scala di Milano?" Lavorando con Roberto De Simone, ho scoperto che negli spettacoli lirici c'è anche una parte recitata. L'attore interpreta il protagonista nella parte non cantata, chiamata "single". Io ho avuto l'onore di partecipare addirittura come protagonista, prima al San Carlo di Napoli e poi alla Scala di Milano, con la regia di Roberto, che oltre a essere un grande regista è anche un musicista straordinario.


Come ti sei avvicinato al teatro in lingua?

Io amavo il teatro in lingua, anche se essendo napoletano tutti mi dicevano che non avrei mai potuto farlo. Ma a me piaceva. E considera che il mio primo mestiere non era certo legato al teatro: facevo il sarto! Però sentivo dentro una passione fortissima per la recitazione. Così, dopo il lavoro, la sera andavo a vedere gli spettacoli al Teatro Politeama di Napoli. Lì si esibivano i più grandi attori dell'epoca: Giancarlo Sbragia, Glauco Mauri, Valeria Moriconi, Salvo Randone... Io li guardavo e pensavo: "Che bello, vorrei fare questo mestiere". Ma poi mi dicevo: "Sei ignorante, non capisci niente".

Nonostante tutto, andavo avanti. Seguivo le compagnie più importanti dell'epoca: la Compagnia dei Giovani, con Rossella Falk, i grandi attori del teatro italiano. A un certo punto, però, mi resi conto che se volevo davvero fare questo mestiere, dovevo formarmi. Così iniziai a studiare dizione, a frequentare ambienti teatrali, a fare piccoli spettacoli in circoli artistici e parrocchie. Con il tempo, grazie alla mia determinazione, mi trovai a lavorare con gli attori che da giovane ammiravo solo dal pubblico. Giancarlo Sbragia, ad esempio, diventò mio collega e perfino mio regista. Ho lavorato con Gianrico Tedeschi, interpretando ruoli importanti accanto a lui.

Poi però ti sei allontanato da Napoli.

Non volevo restare confinato nell'ambiente teatrale napoletano. All'epoca, per lavorare, dovevi essere scritturato da una compagnia stabile: Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo, Nino Taranto... Se litigavi con uno di loro, rischiavi di non lavorare più! Così decisi di provare a entrare nei grandi teatri italiani. Feci provini al Piccolo Teatro di Milano, allo Stabile di Genova. Fu un'impresa, ma alla fine ci riuscii. Il mio primo lavoro al Piccolo Teatro di Milano fu "Barbablù" con la regia di Puggelli, assistente di Strehler. Andò bene, tanto che l'anno dopo mi presero per "L'opera da tre soldi" con la regia di Strehler. Recitavo accanto a Milva, Modugno, Gianrico Tedeschi. Era il 1974, stagione 74-75, e lo spettacolo si teneva al Teatro Lirico di Milano.

Dopo questa esperienza, mi chiamarono per altri ruoli, ma dovetti rifiutarne alcuni perché nel frattempo ero entrato nel mondo del cinema. Tornai comunque al Piccolo Teatro per "La grande magia" di Eduardo De Filippo, sempre con la regia di Strehler. Poi fui notato dagli assistenti della compagnia "Gli Associati", composta da Giancarlo Sbragia, Luigi Vannucchi e altri grandi nomi. Mi presero e lavorai con loro in "La cortigiana" e "La tempesta" di Shakespeare, dove interpretavo Trinculo, una sorta di Pulcinella nel contesto inglese.

Nel 1976-77 tornai a Napoli per una vacanza. E proprio allora accadde qualcosa di straordinario. Un amico mi invitò ad assistere alle prove de "La gatta Cenerentola" di Roberto De Simone. Io ero già scritturato con "Gli Associati" e impegnatissimo, ma appena ascoltai la canzone d'apertura, "Jesce sole", capii che quello spettacolo sarebbe stato un evento epocale. Mi innamorai all'istante del progetto. Chiesi a De Simone se ci fosse un ruolo per me. Lui rispose che non sapeva ancora, stava ancora scrivendo lo spettacolo. Allora decisi: lasciai tutto per unirmi a lui. Disdetti il contratto con "Gli Associati" e mi buttai in questa nuova avventura.



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