Quo vado, la crescita forzata di Checco Zalone nel nuovo film dalla comicità semplice e lineare
Checco Zalone nel nuovo film "Quo vado" sceglie una comicità semplice e lineare, che già nella trama ribadisce il concetto di crescita. Come per gli altri film, ciò che
Checco Zalone, emblema della comicità surreale italiana opta per un tema sociale per il nuovo film “Quo vado” in uscita il 1 gennaio e diretto sempre da Gennaro Nunziante.
Se in “Sole a catinelle” del 2011 aveva scelto il motivo dell’affetto paterno che riesce a soddisfare il desiderio del figlio Nicolò di una vacanza esclusiva, in “Quo Vado” sceglie quello della crescita forzata. La trama infatti segue un ragazzo, Checco che ha ideato tutti gli stratagemmi per ottenere il quieto vivere: abita con i suoi genitori così da non dover pagare l’affitto a discapito dell’indipendenza, è perenne fidanzato-amico di una ragazza così da non accogliere le responsabilità di marito e padre, lavora da impiegato ozioso in un ufficio provinciale di caccia e pesca.
Ma come accade spesso nelle vicende raccontate da Zalone, la tranquillità vacilla per un imprevisto: se in “Sole a catinelle” era il figlio che se fosse stato promosso con “tutti dieci” avrebbe ricevuto una vacanza, in “Quo Vado” è il governo che con la riforma della pubblica amministrazione taglia le province. La dirigente del ministero pur di far dimettere Checco lo fa trasferire nelle più impervie località italiane, lui risponde con tenacia ed eroismo asservendosi pur di mantenere il posto fisso. La dirigente lo trasferisce così al Polo Nord, in una base scientifica italiana difendendo i ricercatori dall’attacco degli orsi polari: Checco sta per cedere, ma giunge - come negli altri film - una donna che lo migliora. Stavolta è Valeria, ricercatrice che gli farà scoprire quanto possano essere vasti gli orizzonti della vita.
Intervista. A “Che tempo che fa” di Fabio Fazio Checco Zalone ha ammesso di aver deciso di "non realizzare scene per promuovere il film, ma sketch". Infatti invece che raccontare la trama ha intonato una canzone, "La prima Repubblica". Alla stessa maniera ciò che pare casuale nel film non lo è: la storia incede con la razionalità che nasce dal carattere di Checco, dalla co-abitazione con i genitori alla relazione da pseudo-fidanzato, fino al trasferimento al Polo Nord. Come per “Cado dalle nubi” (2011) dove Checco sognava di diventare cantante, per “Che bella giornata” (2011) in cui si innamora di una studentessa d’architettura che in realtà è una terrorista.
Comicità. Checco Zalone non si basa sugli equivoci dei film di Roberto Benigni: “Johnny Stecchino” (1991), “Il mostro” (1994). È più in sintonia con un gusto del pubblico che da eterno ragazzo scopre la maturità, tanto da guadagnare 51.8 milioni di euro (“Sole a catinelle”), 43.4 milioni (“Che bella giornata”). Una comicità semplice sorretta da una trama lineare.
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