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The Divergent Series: Ascendant, la saga si chiuderà con un film per la TV

22/04/2017 08:00
The Divergent Series Ascendant la saga si chiuderà con un film per la TV

Con una mossa che ha spiazzato tutti, l'anno scorso la Lionsgate ha annunciato che il franchise ispirato ai libri di Veronica Roth si sarebbe trasferito sul piccolo schermo per il suo quarto e ultimo capitolo. Da allora però, i problemi non hanno fatto che accumularsi

Con un annuncio senza precedenti, l’anno scorso la Lionsgate ha rivelato che il quarto capitolo della saga “Divergent”, inizialmente intitolato “The Divergent Series: Ascendant” sarebbe diventato un film per la TV, “Ascendant”, magari da concepirsi come episodio pilota di un’ipotetica serie spin-off.

The Divergent Series” non è mai riuscita neanche solo ad avvicinarsi al successo della saga di “The Hunger Games” , ma le difficoltà che sta avendo nel raggiungere la sua conclusione hanno quasi dell’imbarazzante. Gli errori che hanno portato a una fine così ingloriosa sono stati molteplici. Il primo è stato quando la Summit ha annunciato, nell’aprile 2014, che l’ultimo libro della saga letteraria di “Divergent” sarebbe stato diviso in due film: un’usanza ormai consolidata quando si parla di questi franchise, basti pensare a “The Twilight Saga: Breaking Dawn”, “Harry Potter e i Doni della Morte” e “The Hunger Games: Mockingjay”, tutti capitoli finali rigorosamente divisi in due atti. È un modo per risparmiare tempo e soldi - visto che in questo caso i film vengono girati immediatamente l’uno dopo l’altro - e per sfruttare fino all’ultimo il successo del brand.

La Summit, invece, ha comunque deciso di girare separatamente i due film, forse a causa dell’abbandono del regista dei precedenti capitoli, Robert Schwentke, e alla necessità di trovare un rimpiazzo (alla fine la scelta era ricaduta su Lee Toland Krieger). Alle traversie produttive, si sono poi aggiunti i magri incassi al botteghino: negli Stati Uniti “Divergent” aveva guadagnato 150 milioni, “Insurgent” 130, mentre “Allegiant” era stato un autentico flop, incassandone solo 66. Il tutto accompagnato da un generale calo della qualità, sia a livello artistico che a livello di fedeltà al materiale d’origine. Gli stessi fan sembravano essersi disinnamorati della saga, riservando una tiepida accoglienza al libro finale pubblicato da Veronica Roth.

Dall’estate 2016, ovvero il periodo in cui è stato annunciato il film per la TV, le uniche notizie sono state le dichiarazioni con cui gli attori protagonisti (Shailene Woodley, Ansel Elgort e Miles Teller) hanno deciso di abbandonare il franchise al suo non proprio roseo destino. La cosa interessante è che il baratro in cui sta lentamente scivolando “The Divergent Series” è in effetti l’emblema di un disinteresse più ampio nei confronti delle saghe distopiche “Young Adult”; la bolla gonfiata da “The Hunger Games” sembra essere scoppiata senza fare troppo rumore, e senza che nessuno ne senta la mancanza.

Eppure, per alcuni anni, la distopia Young Adult (YA) ha assolutamente dominato il mercato sia della narrativa che del cinema per ragazzi. La narrativa distopica ovviamente ha radici molto più profonde: partendo da precursori illustri come il “Candido” di Voltaire, nel ‘900, il secolo dei totalitarismi, arriviamo a “1984” di George Orwell, “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, “Arancia Meccanica” di Anthony Burgess, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood. Il racconto distopico è sempre, per sua stessa natura, un’analisi politica, a tratti persino satirica: l’autore di una storia distopica osserva il mondo che lo circonda e ne estrapola un aspetto che ritiene particolarmente preoccupante, sviluppandolo fino alle estreme conseguenze per metterne in evidenza le problematiche, e per mostrare al lettore cos'è che non funziona, o funziona male, nella nostra società.

Applicato al mondo YA, la distopia diventa inevitabilmente qualcos’altro, e perde molte delle sue caratteristiche più taglienti. In queste narrative destinate a un pubblico adolescenziale, il mondo distopico diventa un mondo di avventure dai toni oscuri e leggermente inquietanti: il punto focale della storia è il viaggio dell’eroe di turno, che invece di un mondo fantasy si ritrova a fare i conti con un futuro più o meno lontano. Il protagonista (che può essere sia maschio che femmina) è quasi sempre un adolescente la cui vita viene improvvisamente sconvolta da un evento o da una rivelazione che lo catapultano in una realtà completamente “altra” rispetto a quella cui era abituato. Il protagonista si ritrova a varcare una soglia che lo allontana dalle certezze del suo vecchio mondo e lo porta verso l’oscurità e il pericolo, verso una realtà in cui, insieme ai suoi alleati, dovrà cercare di cambiare l'ordine delle cose quindi di realizzare al massimo la propria natura.

La posta in gioco è alta, e gli oppressori da detronizzare sono quasi sempre adulti: è un mix eccitante, che trasporta il lettore lontano dalla routine quotidiana. Alla luce di tutto questo, il boom delle distopie YA non deve stupire: viviamo anni tumultuosi, e queste saghe riescono ad incapsulare lo “Zeitgeist” in una forma facilmente digeribile da adolescenti che altrimenti difficilmente si interesserebbero di politica o di società civile.

 
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