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Anna Frank Museum: intervista sulle parole 'mai più'

27/01/2017 10:52
Anna Frank Museum intervista sulle parole 'mai più'

"Mai più" sono le parole più pronunciate dai visitatori di Anna Frank Museum ad Amsterdam. Mauxa per il giorno della Memoria ha intervistato Annemarie Bekker, del dipartimento Comunicazioni del Museo.

Il 12 giugno 1942 Anna Frank ha tredici anni. Riceve un diario con la copertina con i quadretti bianchi e rossi. È il giorno del suo compleanno. Comincia a scrivere, lo porta sempre con sé. Tre mesi dopo la famiglia Frank - di origini ebraiche - entra in clandestinità. Siamo ad Amsterdam.

Per sfuggire alle deportazioni naziste il padre Otto e la madre Edith Frank allestiscono un nascondiglio sul retro dell’azienda che produce marmellate. Il 5 luglio 1942 Margot Frank - la sorella di Anna - è tra i primi a ricevere la convocazione per i campi di lavoro. Il giorno dopo la famiglia si trasferisce nel nascondiglio di via Prinsengracht.

Mauxa ha intervistato Annemarie Bekker, del dipartimento della comunicazione del Museo Anna Frank, che nel 2016 ha ottenuto il record di visitatori: 1.295.585 milioni.

D. Tra i visitatori del museo, quali sono i commenti più frequenti?

R. Anna Frank e il suo diario sono conosciuti in tutto il mondo. La gente viene da ogni parte del pianeta fino ad Amsterdam per visitare il nascondiglio di Anna Frank e per vedere il suo primo diario, e altri diari. I primi 10 visitatori dello scorso anno sono stati USA, Regno Unito, Olanda, Germania, Spagna, Francia, Italia, Brasile, Australia, Giappone.
I commenti dei visitatori sono personali su Anna Frank, la sua storia di vita, il diario, la casa di Anna Frank, la seconda guerra mondiale, e l’olocausto. Si passa poi ai conflitti presenti e alle guerre, i pregiudizi e la discriminazione, la propria storia di vita, e la frase “mai più”. Per i commenti dei visitatori si può anche visitare il nostro sito in cui ognuno può inserire una propria opinione.

D. Il museo com’è strutturato?

R. Si va dall’Alloggio segreto all’ufficio di Otto Frank. I mobili furono eliminati dopo l’arresto: ora si è ricreata l'atmosfera e lo stile del periodo della clandestinità. In tutto vi erano otto clandestini, compresa Anna, in uno spazio che diveniva angusto: per ventiquattro ore al giorno non potevano fare rumore, per non farsi scoprire dagli operai del negozio sottostante. Ci sono poi oggetti originali, i diari e gli scritti originali di Anna, documenti e fotografie.

D. Dalla vostra conoscenza, come doveva essere la vita di Anna Frank negli anni trascorsi qui?

R. Anna Frank descrive nel suo diario ciò che è stato vivere in clandestinità in un modo personale e bello. Scrive della routine quotidiana nell’alloggio segreto, degli altri clandestini: i suoi genitori, la sorella, la famiglia Van Pels e Fritz Pfeffer. Nonché degli aiutanti, e anche sui suoi pensieri e sentimenti, le sue paure e le sue speranze, le sue riflessioni sulle persone e ciò che sta accadendo nel mondo.

D. Ci sono molti film realizzati su Anne Frank, tra cui uno in fase di sviluppo sul padre Otto e gli sforzi per pubblicare il libro. Pensi che siano affidabili?

R. Sì, ci sono un bel po’ di testi teatrali, film, serie TV e documentari su Anna Frank e il suo diario. Alcuni sono migliori - è un’opinione personale - e più affidabili di altri. Personalmente, amo il dramma della BBC 'Il diario di Anna Frank” del 2008. Ci sono anche documentari su Otto Frank, su coloro che sono sopravvissuti alla Shoah: ciò è stato il motore dietro la pubblicazione del diario di sua figlia, della casa diventata un museo con una missione educativa.

Il 4 agosto 1944, nonostante le speranze giunte alla radio per lo sbarco in Normandia i clandestini di via Prinsengracht vengono rastrellati. Sono trasferiti nel campo di transito di Westerbork, il 3 settembre spostati in Polonia, nel campo di Auschwitz-Birkenau. Qui uomini e donne sono divisi, e Anna vede il padre Otto per l’ultima volta. Insieme alla sorella Margot e alla madre Edith è assegnata ad una baracca. A fine ottobre Anne e Margot sono deportate in Germania, al campo di a Bergen-Belsen. La madre Edith resta ad Auschwitz, rifiuta di mangiare e muore d’inedia il 6 gennaio 1945. A Bergen-Belsen le due sorelle Anne e Margot vivono stipate insieme ad altri deportati. Contraggono il tifo e muoiono.

 
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