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Frankenstein Junior, il film tra paura e ironia

20/12/2016 07:30
Frankenstein Junior il film tra paura ironia

"Frankenstein Junior" ("Young Frankenstein") uscì al cinema il 15 dicembre 1974: il film di Mel Brooks fu un successo di critica e pubblico, con l'introduzione del particolare personaggio di Igor.

Frankenstein Junior (“Young Frankenstein”) è il film del 1974 di Mel Brooks, che uscì il 15 dicembre e che incassò al botteghino 86.2 milioni di dollari. Nel cast ci sono Gene Wilder, Teri Garr, Cloris Leachman, Marty Feldman, Peter Boyle, Madeline Kahn e Gene Hackman.

In Transilvania in occasione del centenario della nascita del Barone di Beaufort von Frankenstein e quindici anni dopo la sua morte, dalla sua bara è aperta la scatola contenente le sue volontà. Non molto tempo dopo a Baltimora il pronipote del barone, il chirurgo Frederick viene a sapere di aver ereditato la tenuta. L’uomo vorrebbe prendere le distanze dal retaggio del nonno che era famoso per la riesumazione di cadaveri, ma quando giunge nel castello lo attende Igor, un gobbo che pronuncia il suo nome “Eye-gor”. Affascinato dalle imprese del nonno, dal libro che le racconta, Frederick esige un cadavere con un grande cervello. Viene così scelto un uomo enorme impiccato quel giorno ma Igor invece che rubare il cervello di una persona intelligente ne prende uno contrassegnato “anormale".

Quando il mostro risorge è violento e spaventoso, quasi strangola Frederick: gli abitanti del paese sono spaventati, Frederick diviene consapevole del pericolo che ha creato. Pare però che il mostro possa essere calmato suonando il violino suonato dalla aiutate Inge. Frankenstein fugge, incontra Helga, un bambino che non lo teme: è poi catturato, presentato all'Accademia delle Scienze di Bucarest, ma si agita e fugge. Arrestato riesce a scappare, incontra alla fidanzata di Frederick e se ne innamora: parla poi alla popolazione, affermando che l'odio della gente ha creato il suo desiderio di ispirare la paura, piuttosto che la sua naturale inclinazione, ovvero l’affetto. Il finale è inatteso.

Il film ebbe un enorme successo sia al box office che di critica. Mel Brokks seppe comprendere l’attesa dei tempi, fatta di desiderio di ironia ma non scevra dal senso della paura. Così il personaggio di Frankenstein - nato dalla fantasia di Mary Shelley nel 1818 - incute timore ma anche senso di tranquillità, la stessa che lui confessa alla fine, con un discorso accorato.

“Mio nonno lavorava per tuo nonno. Naturalmente i tassi sono aumentati”, dice Igor, la cui gobba si sposta dalla spalla destra alla sinistra. “Igor, vuoi darmi una mano con le valigie?”, ordina Victor.

Brooks inserì questo personaggio, Igor proprio come contraltare all’ambizione di Victor. In due rari poste si nota proprio quale sia l’importanza di questo carattere: nel poster originale della 20th Century-Fox i colori principali sono il blu, giallo e rosso: raffigura Gene Wilder e Peter Boyle, con una montagna scoscesa, con un castello in cima. Marty Feldman - ovvero Igor - tiene una pala dietro un carro.

Anche nel poster italiano appare Igor, però al centro. Nel poster polacco si raffigura invece un mezzo scheletro, mezzo uomo con una mano meccanica.

La genesi del film è ad opera di Gene Wilder, che interpretava il "dottor Frederick Frankenstein" in un altro film: scrisse uno schema per una storia che chiamò “Young Frankenstein” . Alcuni mesi più tardi l'agente di Wilder, Mike Medavoy s’interessò alla realizzazione di un film con gli altri clienti come Peter Boyle e l'attore britannico Marty Feldman. Quando Wilder presentò l’idea agli attori, loro vollero Mel Brooks nel progetto, anche se Brooks in precedenza aveva diretto solo gli script che aveva scritto.

Il produttore Michael Gruskoff propose il lavoro alla Columbia che disapprovava il budget di due milioni di dollari. L’8 Giugno 1974 la Twentieth Century-Fox acquistò lo script, la cui stesura durò sei settimane. La satira era verso i film degli anni 1920 e 1930, furono così usate varie tecniche cinematografiche, stili di illuminazione, come iris e dissolvenze, popolari in quel periodo. Il film è stato girato in bianco e nero, una rarità nei primi anni 1970: il direttore della fotografia Gerald Hirschfeld affermò che pensava che poi sarebbe stato convertito a colori.

Lo studio infatti esortava Brooks per girare il film a colori, per timori di accoglienza nei mercati europei e televisivi: il regista fu irremovibile. Così nel trailer informava che il film era in bianco e nero, "Senza offesa."

Le riprese si svolsero negli studios della 20th Century Fox, costruendo strade di ciottoli, passaggi segreti, una camera da letto. Alla University of Southern California si realizzò la sequenza presso Baltimora. Boyle aveva una cerniera sul collo, nonché venticinque chili di imbottitura, con stivali usati per aumentare l’altezza. Madeline Kahn avrebbe dovuto interpretare Inga, ma poi preferì Elizabeth: in seguito cambiò idea, ma era troppo tardi.

Le rese durarono cinquantaquattro giorni. Tra le scene tagliate vi è quella in cui viene letta la volontà di Beaufort Frankenstein, e quella di un bandito bisognoso di occhiali.

 
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